“Fino all’ultima lacrima di sangue” – I capitolo

In linea di massima, questo vorrebbe essere il primo capitolo del mio primo romanzo…

La grande e nera struttura si stagliava contro il cielo altrettanto nero, o forse era solo la notte a far sembrare tutto così particolarmente cupo.
Sam Cartwright si fermò sul marciapiede dalla parte opposta del manicomio Saint Angels di Faustville, come era solito fare ogni sera, tornando dal lavoro. Non sapeva perché, ma ormai era come un rituale: percorreva il tragitto sul lato opposto del manicomio, si fermava sempre nello stesso punto preciso e osservava attentamente le mura decadenti di quella struttura ottocentesca.
Quella sera, forse per la totale assenza di luce, anche di quella della luna, il Saint Angels gli sembrava più oscuro ma anche, in un certo senso, vivo.
Così si trovò a studiare minuziosamente i mattoncini anneriti dal tempo e dallo smog, il profilo alto e lugubre che si stagliava fiero nell’ombra. Fu come attratto da una forza invisibile e così, quasi senza accorgersene, si ritrovò sul marciapiede vicino al Saint Angels. Lo osservava attentamente, come fosse la prima volta che lo notasse: il portone di legno antico pieno di buchi provocati dai tarli, i primi due piani senza nessuna finestra o pertugio, il tetto spiovente dal quale ogni tanto crollava una tegola e i comignoli anneriti dal fumo che per anni vi era fuoriuscito ora erano un rifugio per uccelli. Alcune delle finestre sprangate avevano il vetro dietro rotto, notò. D’improvviso, mentre con gli occhi correva veloce da sinistra a destra su tutte le finestre, che iniziavano dal terzo piano e arrivavano fino all’ultimo, gli parve di cogliere una leggera luce tremolante nell’ala ovest; ma fu probabilmente uno scherzo giocatogli dalla stanchezza perché quando ricontrollò attentamente non vide più nulla. Il suo sguardo si spostò allora sul giardino che circondava il manicomio: l’erba era corta e curata e questo era opera del vecchio Paul, il giardiniere che da moltissimi anni ormai accudiva il prato circostante l’edificio, tagliando l’erba almeno una volta al mese. Ma la sua attenzione non era rivolta a quell’erba così ben curata, bensì al salice che cresceva all’angolo tra la costruzione centrale e l’ala est, il quale faceva ricadere le sue belle e folte fronde sul laghetto artificiale in cui ormai le uniche anime vive erano rane e piccoli pesci. Sam lo studiava attentamente, stranito: si guardò intorno e stette in ascolto, allungando un po’ il collo fuori dalla sciarpa di lana che la sua dolce Anne gli aveva regalato il Natale precedente. Scosse la testa e si fece pensieroso: no, non c’era vento, aveva sentito bene. Allora perché le fronde del salice ondeggiavano dolcemente, facendo sì che quelle più lunghe toccassero e increspassero l’acqua?
Si riscosse per un attimo da una specie di torpore e notò di aver fatto un ulteriore passo verso il Saint Angels. Non era un comportamento che potesse controllare, semplicemente nel suo inconscio c’era qualcosa che lo spingeva sempre più vicino, quella sera.
Un gattaccio di strada lo fece spaventare a morte, uscendo da un pertugio nel portone principale, creato probabilmente da qualche teppistello che voleva lasciare la sua traccia su quell’antico edificio, il più antico di Faustville. Il gatto, noncurante, gli passò vicino e quando lui lo guardò negli occhi, questo rizzò il pelo, soffiò e scappò veloce dall’altra parte della strada, sparendo dentro ad un cespuglio.
«Maledetto gatto, chissà che gli è preso!» disse a mezza voce Sam, massaggiandosi il cuore come se ciò lo aiutasse realmente a riprendersi dallo spavento.
Mentre malediceva il gatto e cercava di riscuotersi sentì una leggera folata di vento accarezzargli la nuca, come se una mano invisibile si fosse infilata nella sua sciarpa per farlo rabbrividire; beh, anche se l’idea della mano invisibile era un po’ fantasiosa, di fatto rabbrividì lo stesso. Stava pensando di riprendere il tragitto verso casa, ma sentiva le gambe pesanti, quasi cementate nel prato del Saint Angels. Subito sentì uno scricchiolio, come di una vecchia porta che si stesse schiudendo; e dato che l’unica porta nei paraggi era quella di ingresso, il suo sguardo ricadde proprio lì, appena in tempo per vedere una nera manina sparire al suo interno. Gli si gelò il sangue nelle vene e, incredulo, sgranò gli occhi.
Il silenzio lì intorno si era fatto assordante, solo il suo cuore batteva così forte nel suo petto da lasciar udire il rimbombo nella notte. Nessun gatto in vista, nessuna persona che passasse. E lo strano vento, si era acquietato.
Sam iniziò a sentire un brivido molto simile a quello della paura. Poi però si riscosse, pensando che l’autosuggestione lo avesse sempre un po’ intimorito e che anche questa volta ci era cascato come un pollo. Fece per tornare sui suoi passi, ma prima diede un’ultima occhiata al portone, là dove quella manina nera era scomparsa poco prima: non c’era assolutamente nulla. Si tranquillizzò, pensando che, dopotutto, poteva essere anche un piccolo uccellino notturno che vedendo l’apertura, si era intrufolato; e lui, voltando di scatto la testa, aveva visto solo ciò che voleva vedere e non ciò che realmente era. Annuì, risoluto, pensando che doveva proprio essere andata così.
«Stupido vecchio!» si disse.
Mentre stava per riprendere a camminare verso casa, sentì uno schiocco provenire da dentro il Saint Angels; e questa volta, ne era certo, non era stata la sua fantasia.
Lo schiocco fu quasi immediatamente seguito da una sottile risatina isterica, che congelò definitivamente il sangue nelle vene del povero Sam.
Mosso da qualche stupido istinto (sperava non dalla curiosità!) si avvicinò piano al portone: probabilmente qualche giovane del posto si divertiva a giocargli degli scherzi; ma non appena l’avesse acciuffato, glieli avrebbe fatti vedere lui i suoi scherzi!
Così avvicinò l’occhio all’apertura della porta e scrutò l’interno dell’edificio: la hall del Saint Angels era, come ci si poteva aspettare, polverosa e decadente. Intravide una scrivania centrale e vide un piccolo movimento su di essa: aguzzando la vista, notò che un topolino si stava facendo un giretto. Distolse lo sguardo e guardò prima a destra, dove una grande lastra di marmo riportava i nomi dei vecchi benefattori del manicomio, poi a sinistra, dove vide l’inizio di un corridoio. Mentre osservava quel cunicolo buio che sembrava richiamarlo a sé per inghiottirlo nella sua oscurità, uno squittio forte provenne dal lato destro, dove i suoi occhi balenarono rapidamente: lì, in terra, il piccolo topo che prima trottava felice sulla scrivania piena di polvere e ragnatele, giaceva aperto in due.
Sam divenne bianco come un cencio, ma non riuscì a distogliere lo sguardo da quel corpicino dilaniato. Colse un movimento rapido alla sua sinistra e di nuovo i suoi occhi si mossero rapidamente in quella direzione. Ciò che stava osservando era un occhio, un occhio azzurro ghiaccio ed iniettato di sangue. Le urla gli morirono in gola mentre l’occhio lo guardava beffardo e una sudicia mano lo prese per la giacca, trascinandolo dentro.

 

Lo so che la storia sembra trita e ritrita….ma ho in mente uno svolgimento che vi sconvolgerà, con un “personaggio” che si è visto solo in un film di Argento… 😀
Dunque, che ne dite?

Qui il pdf, per chi fosse più comodo! Fino all’ultima lacrima di sangue – I capitolo

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6 thoughts on ““Fino all’ultima lacrima di sangue” – I capitolo

  1. Attenzione alla consecutio temporum: “il tetto spiovente dal quale ogni tanto crollava una tegola e i comignoli anneriti dal fumo che per anni vi fuoriuscì ora erano…” Meglio scrivere “dal fumo che…vi era fuoriuscito” mantenendo l’imperfetto. Ciao e in bocca al lupo.

  2. Bello mi piace. L’attenta descrizione iniziale fa calare un leggero velo di tensione che poi sfocia in un crescendo. La direzione è sicuramente quella giusta. Ora sono curiosa di scoprire come continua!!! 🙂

    -Liz

    • Grazieeeeeee! Diciamo che ho un po’ di probemi di forma (spesso)…ma la fantasia non mi manca…soprattutto i dettagli macabri 😛 dovesti leggere il capitolo in cui la protagonista fa un incubo…non so come la mia mente possa partorire certe schifezze XD grazie per esser passata, a presto ^^

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