Correva un libroso venerdì

Ciao a tutti! Sì, sono mancata un po’ dal giro. Ma come dicevo in un post di qualche tempo fa, la primavera porta con sé aria di rinnovo: quindi, dopo aver abbondantemente tagliato i capelli e cercato di rimettere in sesto alcune cose nella mia vita, ho sentito anche il bisogno di prendermi una pausa da qualcosa che non stava funzionando come volevo io, ovvero questo piccolo blog 🙂
Ora riparto, piena di energia (o quasi) e con una specie di programma di “articoli” da condividere ogni giorno qui, con e per voi.
E cosa c’è di meglio per ricominciare se non qualcosa che ripeterò ogni settimana? XD
Esatto! Ogni venerdì ci sarà questa piccola…rubrica? Un giochetto? Non so, chiamatelo come meglio preferite, ma state pronti ad accogliere…

“CORREVA UN LIBROSO VENERDÌ”

Istruzioni per l’uso.
Prendendo spunto da una bellissima idea nata sul gruppo di Romanticamente Fantasy (gruppo | blog), ogni venerdì scriverò una citazione tratta dal libro che sto leggendo: potrà essere contenuta nelle pagine che ho già letto, magari una frase o un dialogo che mi hanno colpita; oppure posso aprire il libro e prendere la prima frase che mi capita a tiro, scegliendola senza criterio alcuno.
Dopodiché la pubblicherò nel post includendo, fra parentesi, titolo del libro e autore.
A questo punto, entrate in gioco voi! Scrivete la vostra citazione, scegliendola come spiegato sopra! Non importa la lunghezza, purché sia tratta dal libro che state leggendo e non da qualcuno letto in passato!
Ricordatevi di includere anche voi titolo e autore: in questo modo potreste invogliare altre persone a leggere il libro che avete fra le mani!

Tutto chiaro?
So…let’s start!

A giudicare dalle urla della creatura, era riuscito a colpirla. Non poteva sapere se questo suo gesto avesse fermato per un attimo le bestie oppure, al contrario, le avesse fatte infuriare ancora di più. [“Metro 2033” di Dmitry Glukhovsky]

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2 thoughts on “Correva un libroso venerdì

  1. “In quel piccolo villaggio di pescatori che era Yoroido, vivevo in una catapecchia che avevo ribattezzato «la casa ubriaca». Sorgeva in cima a una scogliera dove il vento dell’oceano soffiava in continuazione. Quand’ero bambina ero convinta che il mare si fosse preso un terribile raffreddore, perché tossicchiava sempre e in certi periodi emetteva uno spaventoso starnuto, che non era altro che una tremenda folata di vento carica di gocce d’acqua. Avevo deciso che la nostra minuscola dimora doveva essersi offesa per quei continui spruzzi provenienti dall’oceano e, per sfuggire loro, si era piegata su un fianco. Probabilmente sarebbe crollata se mio padre non avesse ricavato un palo di legno da un’imbarcazione da pesca finita sugli scogli e non avesse puntellato ocn quello la grondaia, il che dava alla casa l’aspetto di un vecchio sbronzo appoggiato a una stampella.” [citazione da: “Memorie di una Geisha” di Arthur Golden]
    Ho scelto questo pezzo perché amo il suo modo di descrivere e amo tutte le similitudini che fa, il modo che ha la piccola protagonista di personalizzare qualsiasi cosa le capiti a tiro!

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