L’omino del sonno

WeWe! Ciao a tutti =)

Dopo aver appurato di non poter conciliare la costanza nello scrivere un blog con gli imprevisti della mia vita, ho deciso di prendere la cosa così come viene e scrivere qui quando si può, senza cazzi e mazzi vari (permettetemi il francesismo).

Così mi ritrovo a condividere con voi una…come chiamarla? Una storiella buffa e senza troppo senso che ho inventato una sera per mandare la buonanotte al mio ragazzo; ripeto: non è nulla di speciale, è una storiella. Ma a me piace (come minimo! XD) e volevo condividerla anche con voi!

A presto!

L’OMINO DEL SONNO
C’era una volta l’Omino del Sonno. Aveva un aspetto buffo e tenero e proprio per questo era da tutti benvoluto. Viveva tutto solo in una piccola casetta, in cima ad un monte di cui non ci è dato sapere il nome.
L’Omino del Sonno aiutava le persone ad addormentarsi dolcemente, poi lasciava le redini del dolce dormire all’Omino dei Sogni che, data la sua natura di burlone, decideva se donare sogni belli o brutti.
Questo lavoro, che a molti sembra una sciocchezza, richiedeva invece un grande sforzo all’Omino del Sonno: infatti troppe erano le volte che incontrava persone perseguitate dalla Donnina dell’Insonnia, o da Madama Tristezza o ancora da Miss Adrenalina; insomma, non era facile far addormentare queste persone in poco tempo!
Il grande dispendio di energie da parte dell’Omino del Sonno, lo rendeva molto triste: non per la fatica, ma per la mancanza totale di tempo per cercare qualcuno con cui condividere il suo poco tempo libero.
I giorni passavano lenti e tristi e l’Omino del Sonno ormai stava perdendo le speranze.
Ma un bel dì, in un lontano e sperduto paesino, fece l’incontro che gli cambiò la vita: Donna Pigrizia albergava da molto tempo in una piccola casupola abitata da giovani; a dir la verità, era lì da così tanto che anche lei si stava annoiando. Fu un colpo di fulmine: si presero la mano, si guardarono negli occhi e si promisero di volersi sempre bene.
Da quel giorno, l’Omino del Sonno, realizzò il suo più grande desiderio: avere qualcuno vicino la sera a cui poter sussurrare dolcemente…”buonanotte”…

Piccolo testo triste

L’anima è composta da mille porticine. Alcune di esse, una volta aperte, ti portano dritta in Paradiso.

Altre, all’Inferno.

Altre ancora, ti fanno precipitare in un baratro, nel quale cadrai senza sosta. Prega di non toccare mai il fondo, perchè allora vorrà dire che sei morta.

Tanta fretta e pochissimo tempo

Ciao a tutti cari! Oggi il tempo proprio mi scappa via e ho ancora un miliardo di cosette da fare! Quindi vi lascio con una cosa carinissima, ovvero l’immagine che ho scelto per fare il mio personalissimo bigliettino d’auguri alla mia amica che si sposa dopodomani… ♥

Mi piace che i miei biglietti siano originali non tanto per la scelta delle immagini, che spesso si trovano ovunque, ma per “l’assemblamento”: infatti io adoro costruire il più possibile. E per il matrimonio sto proprio facendo questo: costruendo un biglietto d’auguri. Perchè, per come la vedo io, le persone a cui voglio davvero bene meritano il mio tempo e che io mi impegni a fare qualcosa per loro.

Scusate, ma ora scappo! A domani!

L’immagine che userò per la “copertina” del biglietto: naturalmente, non sarà solo questa, ma sarà circondata da un decoro che farò a mano.

Racconto: “Il Grand Guignol”

Ciao a tutti e ben trovati! Oggi ho voglia di condividere con voi un racconto che ho scritto qualche tempo fa e che io personalmente trovo pazzo e contorto…e che proprio per questo motivo, amo! =D aggiungo solo una cosa: a volte ho davvero una mente perversa e contorta………….

È ormai passato un anno da quando il mio amato teatro ha chiuso ed io, Geneviève Dupris, è proprio da un anno che me ne sto rinchiusa in questa stanza che sa di muffa e che cade a pezzi. Esco sporadicamente per comprare qualcosa da mangiare e solo quando quel sempliciotto di Gustav si da malato, facendomi così mancare la spesa. Malato quello? So io che ha da fare!
Ma non fa niente, fa niente! Mi dico, io. Ti stavo raccontando, mio caro amico, del Teatro; oh sì, il teatro con la “t” maiuscola.
I nostri spettacoli non erano dei più comuni, ma la gente li apprezzava: chi è che dice che l’eccesso non piace? Io vedevo solo facce compiaciute su uomini vestiti di pomposi abiti. Uomini, ma anche donne, che vivevano una vita di facciata, come la chiamo io. Altrimenti non sarebbero mai venuti al Grand Guignol.
Ma, sacrebleu! parliamo di loro, degli spettacoli! Sulle locandine usavamo sempre le solite parole che ormai, avevamo notato, attiravano attenzione e spettatori più del miele con le api: violenza, vampirismo, occultismo, necrosadismo e necrofilia.
Ancora mi viene l’acquolina in bocca al solo pensiero, come se parlassi di un’ottima pietanza. Mi ricordo quello che era il mio asso nella manica: il nome dello spettacolo era “La danse macabre du vampire”. Vuoi che te ne parli? Ma certo, piccolo amico baffuto, certo.
Mi gratto nervosamente la testa, alla base del mio chignon che raccoglie elegantemente i miei ricci ambrati. Il mio compagno era Gaston, un vero professionista, nonché un delizioso amante: passavamo giornate intere sotto le lenzuola, almeno fino a quando non divenne lui stesso carne per i nostri spettacoli. Forde sto correndo troppo, hai ragione, amico peloso. Dunque, stavamo dicendo? Ah! La trama dello spettacolo è fin troppo semplice, quasi oscena per la sua banalità: una giovane e bellissima donna si ritrova a vagare sola, persa nell’oscurità della notte; improvvisamente, svoltando un angolo, s’imbatte in un uomo, chino su di un corpo. Morto. E l’uomo si ciba del corpo, anche sessualmente. La ragazza allora cerca di scappare, ma egli si muove lesto nell’ombra e la prende saldamente per i fianchi, attirandola a sé; il sesso premuto contro la giovane. Lui la volta e la guarda quasi teneramente e lei se ne innamora, pur vedendo in lui malvagità, lussuria e cattiveria allo stato primordiale. Lui inizia ad ondeggiare delicatamente in una sorta di danza e la giovane segue i suoi movimenti, entrando in sintonia col suo nuovo amore. Il sipario si chiude lentamente sulla scena di lui che le morde il collo e si imbratta col suo sangue.
Mi posso immaginare ora, mentre ti racconto tutto ciò, con gli occhi luccicanti per l’emozione; istintivamente passo la mano sul mio collo cercando i segni che numerosi spettacoli della danse macabre hanno lasciato sulla mia pelle perfetta. Quando la mano li trova, sussulto. Che meraviglia. Ricordo le piccole lame che Gaston si nascondeva dietro ai canini superiori e che lasciava spuntare appena, per potermi ferire senza uccidermi. Dolce la sensazione del mio sangue caldo che scorreva sul mio collo e su di lui; forse è per questo che dopo ognuno di questi spettacoli, facevamo meglio l’amore.
Oltre a questo spettacolo, in cui avevo la parte principale, avevo piccole parti anche in altri: per lo più, data la mia bellezza, ero la giovane che veniva stuprata e seviziata. Il mio corpo ancora porta i segni, ma in fin dei conti eravamo o no al Grand Guignol? Noi non fingevamo, era tutto vero; e i nostri spettatori apprezzavano e godevano di questo.
Recitai per lunghi anni, poi quando il mio corpo sodo e ben tornito fu troppo pieno di cicatrici, mi venne offerta la possibilità di restare e fare la sceneggiatrice per quel circolo dei dannati, come noi attori chiamavamo affettuosamente il teatro. Proseguì la mia relazione con Gaston, benché lui continuasse a recitare, stuprando donne e cadaveri ed io scrivevo le sceneggiature. Dopo due anni, Gaston morì. Decidemmo di usare il suo cadavere per un grande spettacolo in suo onore. E fu davvero la sua ultima, grande apparizione.
Era il maggio 1962; da quel giorno il Grand Guignol iniziò il suo lento declino. Ed il mio, con quello del teatro.
Dicevano che stavo impazzendo, che non ero in me, forse per la perdita di Gaston; e che ciò comprometteva notevolmente anche la qualità delle mie sceneggiature, fino a quel momento impeccabili. Insistettero così tanto che quasi me ne convinsi anche io, di essere pazza dico. Così, quando chiudemmo definitivamente i battenti nel 1963, mi ritirai in questa casupola che un giorno fu il rigoglioso nido d’amore mio e di quel farabutto di Gaston, morto per overdose di quello che lui definiva “il suo energizzante personale”. E sappiamo entrambi di cosa io stia parlando.
Ormai sono anni che sono qui…forse…oppure…com’è che ti dicevo prima? Un anno. Sì, può essere. Che differenza fa? Gustav mi tiene rinchiusa. Lo detesto con tutta me stessa. So che vorrebbe infilare le mani dove anche altri le hanno infilate, ma io non glielo permetterò.
E anche tu, non squittire così acutamente, mi stordisci!
Rifletto su quello che mi dici, e sì, grazie per aver abbassato la voce.
Non credo di aver mai detto che Gustav mi porti la spesa: magari lo facesse, quel mentecatto buono a nulla. Invece sa solo entrare qui a farmi ingollare qualche pasticca magica, come la definisce lui, facendomi l’occhiolino; io glielo caverei quell’occhio. Adesso che ci penso, possibile che non abbia niente in questa stanza che mi permetta di infilzargli violentemente quell’occhio porcino color verde smunto, per metterlo poi nel mio Martini al posto dell’oliva? Certo che qui servono Martini, che fesserie vai dicendo stupido topo!
Scuoto un po’ la testa: ormai mi sono ridotta a dover raccontare la mia caduta in disgrazia a degli stupidissimi ratti.
« Tesoro, potresti usare le forcine con cui raccogli quel merveilleux chignon »
« G-Gaston? Mon trésor, non mi avevi detto di esser tornato già dalla spesa» …spesa?
Con grande eleganza mi alzo e mi siedo sul letto, dove lui si è appena sdraiato; guardo fuori dalla finestra lì vicino: fuori, il classico grigiore autunnale dipinge ogni cosa. Ma ad infastidirmi non è quello, bensì le mille, piccole figure che si muovono lì fuori e dentro casa mia, altrettanto grigie.
« Sai, amore, penso che dovremmo proprio investire il prossimo incasso dello spettacolo in una seria disinfestazione: i ratti ormai ci assediano »
Clic.
Sento il rumore di una porta che si richiude, allora mi giro e vedo Gustav che mi fissa: ma da quanto tempo sarà lì?
Si schiarisce la voce.
« Non c’è nessun ratto, Geneviève, lo sai »
Sbuffo. Mi rigiro verso Gaston per farmi dare manforte ma, come sempre quando entra Gustav, lui si dilegua; prima o poi dovrò rimproverarlo.
Allora torno a guardare l’insulso Gustav, che ha incrociato le braccia sul petto e aspetta che io dica qualcosa. Mi incoraggia, con falsa cortesia, con un cenno degli occhi.
Sospiro.
« Quando pensi che mi lascerai stare in pace col mio Gaston? Non è da uomo educato infilarsi di soppiatto nelle camere delle signore mentre sono indaffarate col loro uomo » poi lo stuzzico « sei forse un voyeur
Lui scuote la sua testa pelosa. Pelosa? Volevo dire riccioluta.
« Come te lo devo dire Geneviève: Gustav è morto e tu sei in una clinica psichiatrica »
« Ed io come devo dirtelo, Gustav, che sei un fottuto bugiardo? » mi rigiro verso la finestra. Abbasso la voce, per non farmi sentire.
« Bah, ratti. Che razza infida. »

Mi auguro che la lettura sia stata di vostro gradimento….a domani!

Piccoli piaceri antistress

Oggi non mi va di dedicarmi ai libri, anche se è scontato che come antistress, i libri sono sempre perfetti; ovviamente per me.
Più che altro ho pensato di selezionare 7 consigli, piccoli e semplici, che però potrebbero aiutarvi anche a vivere meglio le giornate e ad affrontare meglio i problemi; alcuni di questi mi toccherà anche provarli, perché se non dò di matto in questi giorni, non darò mai più: il lavoro sembra essere sempre più sfuggente (in generale, il mio rapporto col mondo del lavoro non è mai stato idilliaco), la mia “operazione-dieta” mi sa che fallirà miseramente e la mia testa è in tilt a causa dei mille e più pensieri che la affollano, provocati da piccoli e grandi problemi. Che caos! Toccherà far tesoro di ciò che ora andrò scrivendo….


Cherries

1. MANGIAR CILIEGIE, GUSTANDOLE UNA AD UNA
Sedersi in tutta tranquillità a mangiar ciliegie, una dopo l’altra, in un momento di tranquillo goloso relax ci fa tornare un po’ bambini. Ogni ciliegia è così diversa: le durone Anella hanno polpa croccante, le Ferrovia sono succose, le Vignola dolcissime, le amarene si sciolgono in bocca, acidule, profumate. Le ciliegie, oltretutto, sono diuretiche, un po’ lassative, alleviano la gotta e i dolori reumatici e contengono vitamina A, B1, PP e C. Mangiar ciliegie…ecco un momento relax che fa davvero bene!


Be grateful

2. PROVARE GRATITUDINE PER LE PICCOLE COSE
Una vita piena e bella è caratterizzata dalla mancanza di paura, dallo stupore, dall’incanto, dalla gioia. Quella che si provava da bambini a rotolare da un pendio erboso, a tuffarsi nelle onde. Da adulti una grande chiave per ritrovare la stessa gioiosa intensità è la gratitudine. Gratitudine per tutte le persone che ci hanno aiutato, incoraggiato, amato; gratitudine per le piccole cose: la fioritura profumata di una pianta, il sorriso di un bambino, un buon pane, un grazie… Pensarci rasserena.


Diario segreto

3. SCRIVERE UN QUADERNO SEGRETO
Nell’era del computer scrivere a mano su un prezioso quaderno, scelto con cura, è riscoprire un piacere profondo e molto intimo. Il gesto della mano che scrive, srotola e rende più chiari i pensieri creando spazio e calma nella mente. Il quaderno segreto può contenere il diario delle proprie emozioni o proprie frasi poetiche, annotazioni, pensieri, liberando la voglia di sperimentarsi.
Se ne può fare un rilassante rituale quotidiano, un momento di ritorno a se stessi che aiuterà a capirsi meglio.


Profumo lillà4. RESPIRARE IL PROFUMO DELLE ROSE E DEI LILLÁ
Quando sentiamo un aroma, le terminazioni nervose poste nel naso (più di dieci milioni) inviano un messaggio al sistema limbico che presiede alla memoria e alle emozioni, poi all’ipotalamo, che regola il sistema ormonale. Per questo i profumi agiscono sull’equilibrio emotivo e psichico e sono capaci di alleviare l’ansia, la tristezza e lo stress. Quello della rosa regala armonia, apertura del cuore, ispirazione artistica, quello del lillà porta a sviluppare l’intuito. Da respirare a fondo, a lungo.


Nuvole5. GUARDARE LE NUVOLE, IL CIELO
Alzare gli occhi da terra, dalle incombenze quotidiane, guardare le nuvole che si spostano leggere è un rilassante piacere troppo spesso dimenticato. Sono così affascinanti le nuvole che si potrebbe stare ore a guardarle. Si può imparare quali portano la pioggia (i nembo-strati, scuri e alti), quali annunciano un cambio di tempo (i cirro-strati, che si sfilacciano in lungo), ma soprattutto si può liberare la fantasia, scoprire immagini dietro le loro forme mutevoli, farsi emozionare dalla loro bellezza.


Respirare con la pancia6. RESPIRARE MORBIDAMENTE CON LA PANCIA
Un respiro tranquillo calma la mente, dà pace, rasserena. Per trovarlo, basta stendersi con un cuscino sotto le ginocchia e le mani sul ventre osservando che quando l’aria esce dal naso la pancia si abbassa, quando entra un po’ si dilata, anche verso i fianchi. Guardando così il respiro per una decina di minuti, sentendo l’energia delle mani che rende caldo e morbido il ventre, si entra in un profondo, piacevole relax molto riposante, capace di allontanare anche eventuali dolori di pancia e stomaco.


Sunset7. GUARDARE IL TRAMONTO, IN SILENZIO
Comunicare i propri pensieri a chi ci è caro è necessario, importante, vitale. Però condividere il silenzio è altrettanto bello. Sedersi con una persona cara accanto a guardare un rosso tramonto in silenzio è un’esperienza profonda, risanatrice.
Rimane importante coltivare la capacità di godere a pieno, insieme, della bellezza preziosa che la natura ci regala, senza dover andare con le parole a ricordare avvenimenti passati, senza affaticarsi a pensare a cosa si farà dopo. Insieme, essere pace.

Non voglio aggiungere altro, per non rovinare questi (a mio parere) bei consigli.
See you soon!

Editoria “verde”

Al Salone Internazionale del Libro di Torino, mi sono imbattuta in alcuni stand di Greenpeace. Qui ho avuto modo di prendere e leggere con attenzione il volantino che condivido qui di seguito con voi.

Ecofriendly1

Ecofriendly2

Che ne pensate? Io trovo inaccettabile che certe case editrici non stiano nella categoria “Amici delle foreste”; o almeno “Sulla buona strada”. Non voglio fare la paternale a nessuno, sia chiaro; però, se penso che io nel mio piccolo cerco per lo più di fare scelte eco-sostenibili e poi vedo che grandi case editrici con introiti decisamente superiori ai miei non si sforzano poi molto…se permettete, le scatole mi girano. Io dico: se fai scelte, per così dire, “verdi”, che sostengono l’ambiente…non ti senti migliore? E soprattutto, non pensi che la tua reputazione migliori in maniera esponenziale? Non voglio fare la moralista ecologica del cavolo, ma penso che basti davvero poco per aiutare il nostro pianeta…perché ostinarsi a non farlo?!

Sperando di avervi lasciato uno spunto per le vostre riflessioni, mi auguro che vorrete condividere con me i vostri pensieri. Nel frattempo vi saluto e ci “sentiamo” domani con ottimi consigli per rilassarsi….. =)

Correva un libroso venerdì

Eccomi qui con l’appuntamento del venerdì! Inizio col ricordarvi le “Istruzioni per l’uso” 😉

Prendendo spunto da una bellissima idea nata sul gruppo di Romanticamente Fantasy (gruppo | blog), ogni venerdì scriverò una citazione tratta dal libro che sto leggendo: potrà essere contenuta nelle pagine che ho già letto, magari una frase o un dialogo che mi hanno colpita; oppure posso aprire il libro e prendere la prima frase che mi capita a tiro, scegliendola senza criterio alcuno.
Dopodiché la pubblicherò nel post includendo, fra parentesi, titolo del libro e autore.
A questo punto, entrate in gioco voi! Scrivete la vostra citazione, scegliendola come spiegato sopra! Non importa la lunghezza, purché sia tratta dal libro che state leggendo e non da qualcuno letto in passato!
Ricordatevi di includere anche voi titolo e autore: in questo modo potreste invogliare altre persone a leggere il libro che avete fra le mani!

Dunque, io purtroppo procedo a rilento con la lettura del romanzo, quindi la citazione che prenderò questa settimana verrà dallo stesso libro di settimana scorsa (causa, appunto, la mia enorme lentezza nel leggere in questo periodo).
Aspetto le vostre citazioni!

«É davvero sera?», domandò a Khan, perplesso.
«É sera per me», rispose Khan pensieroso.
«In che senso?» Artyom non riusciva a capire.
«Vedi, Artyom, è chiaro che tu vieni da una stazione in cui l’orologio funziona; tutti lo osservate con riverenza e controllate l’ora prima sul vostro orologio da polso e poi la paragonate a quella indicata dai numeri rossi sopra l’entrata della galelria. Secondo la tua concezione, il tempo è lo stesso per tutti, proprio come la luce. Beh, qui è il contrario, perchè nessuno si fa i fatti degli altri. Nessuno è obbligato ad assicurarsi che vi sia luce per tutti. Vai a parlare con chiunque abiti qui e vedrai che la tua idea gli sembrerà assurda. Chi ha bisogno della luce, la deve portare con sé. Ed è lo stesso anche con il tempo: chi ha bisogno di sapere che ore sono, chi teme il caos, deve portare con sé il tempo. Qui tutti ne tengono traccia, ma secondo le loro stime personali che sono sempre diverse; ovviamente hanno tutti ragione, ognuno crede che il proprio calcolo sia quello corretto e fa dipendere la propria vita da quei ritmi. Per me adesso è sera, per te è mattino…e allora? […]»
[Metro 2033 – Dmitry Glukhovsky]

Spazio emergenti: l’acquisto, le impressioni, le aspettative

Al Salone Internazionale del Libro di Torino, ho avuto modo di guardarmi in giro con occhi diversi e, diciamo, più consapevoli: se una volta (leggi: anni fa) non avevo idea di cosa si provasse ad essere uno scrittore emergente e, anzi, non avevo neanche idea che esistesse questa “categoria”, ora so cosa si prova e so quanti sacrifici bisogna fare. Così, i miei acquisti sono stati solo due, entrambi di autori emergenti: “Doroteo, il limone senza neo” di Federica Arfé e “LIAM” di Pierandrea Ranicchi.

Quante volte avete tagliato un limone in due e lo avete premuto, senza chiedervi cosa provasse?
Se siete stati spesso insensibili, magari persino crudeli, nei confronti dei nostri amici agrumi, con questo libro avete la possibilità di riscattarvi.
In un battilimone, volerete verso un’Amalfi bagnata da un sole più che gentile, dove la storia di Doroteo si tingerà delle sfumature assolate della costiera, seducendo con linguaggi esotici e personaggi godibili, per la vista e per il palato.
Un libro da sorbire con gusto, al ritmo serrato di una fiaba coinvolgente.

La quarta di copertina ha avuto su di me un effetto rinfrescante (come bere una limonata 😉 ) nonché ammaliante; inoltre l’autrice era presente allo stand e dopo averci scambiato quattro chiacchiere e aver scattato qualche foto (che non pubblicherò, data la mia orribiltà), ho deciso di acquistare il suo romanzo.

La trama.
Doroteo Mac Color è un giovanissimo limone pieno di belle speranze, ma con un unico neo: è senza nei.
A differenza degli altri limoni, vanta una buccia chiarissima e perfetta: niente a che vedere con quella nerboruta e scura dei suoi co-limoni. A casa nessuno sembra badare al suo disagio.
La mamma Apollonia vive in maniera malinconica la sua maternità, e il papà Soleandro non è in grado di capire i problemi che affliggono moglie e figlio.
Sullo sfondo dei più famosi brani di John Lemon e degli Yellow Floyd, tutto un cesto di limoni variopinti agroaddolcirà le pagine del romanzo: Caramella, limonessa amalfitano-brasiliana-irlandese, troverà le parole giuste per ammorbidire figlio, nuora e nipote; un limone saggio ma un po’ immaturo, Ciccio, dovrà accettare i suoi limiti per risanare l’amicizia con Soleandro; un agrume in sovrappeso, Augusto, potrà finalmente svelare al mondo la sua passione culinaria e Gerry, tassista romanesco appassionato di musica e motori, conoscerà l’amore nel breve lasso di un terzo di stagione.
Riusciranno il piccolo Mac Color e i suoi giallastri amici a trovare una via luminosa per la serenità, in questo caos di fronde e condimenti che chiamiamo vita?
E riuscirai tu, lettore, a smettere i panni dell’umano e acalarti nella buccia dei protagonisti, per rivedere con leggerezza e ironia un po’ di te stesso?

L’impressione che ho avuto è che questo romanzo, ironico e a tratti (probabilmente) comico, voglia utilizzare proprio ironia e sarcasmo per raccontar qualcosa di vero, qualcosa che accade un po’ nella vita di tutti i giornio in tante famiglie; mi aspetto quindi sì divertimento, ma anche di poter fare tante riflessioni una volta concluso. Vedremo!



Un romanzo denso, forte, che odora di giustizia e nel quale pure la violenza appare come un mezzo per raggiungere qualcosa: quel qualcosa che Liam, il protagonista, non fa morire anche se, nel suo paradosso interno, teme fino alla paura di cedere al suo fiore del male.
LIAM, un delirio dell’esistenza che conduce al battesimo della rinascita.

Sarò onesta: la quarta di copertina mi è piaciuta, ma non mi ha presa come per il precedente romanzo; a catturarmi è stata la copertina un po’, come dire….oscura, ecco. Altre cose che mi hanno certamente convinta a comprare questo romanzo, son stati la gentilezza e l’entusiasmo dimostrati dalla signora Anna Capurso, che con un grande sorriso e molta allegria, ha perso ben 40 minuti con me, a chiacchierare dei romanzi che pubblica e delle mie passioni. E anche dell’editoria non a pagamento (200 punti a suo favore 😀 ). Un comportamento, insomma, che ho apprezzato perchè da persona umile e senza pretese, cosa rara e preziosa, ai nostri tempi.
Prima di esprimere le mie aspettative, vi lascio…

La trama.
Liam ha 28 anni ed è fortemente intransigente nei confronti della società.
Isabel è la sua giovane donna che, immolandosi in un simbolico suicidio per amore, fugge a Firenze dove troverà un’amica e una potente dolcezza che le farà partorire splendide fiabe.
Caravaggio è un gatto molto amato e malato di epilessia. Ci penserà Vittorio, genio della galenica, che esplorerà il suo talento fino a scoprire un preparato a base di marijuana per curare defi nitivamente l’amico a quattro zampe.
Lavinia e Sayd sono due fratelli disposti a seguire Liam incondizionatamente.
Un romanzo denso, forte, che odora di giustizia e dove pure la violenza appare come un mezzo per raggiungere qualcosa: quel qualcosa che il giovane Liam non farà mai morire, anche se – nel suo paradosso interno – teme, fino alla paura di cedere al suo fiore del male.
Una storia in cui trovare un senso anche in una vita al limite di se stessi per abbracciare poi rinascita e libertà: questo è LIAM.

Da questo romanzo un po’ tenebroso mi aspetto grandi riflessioni; si beh, io son fatta così: un libro, per poter dire che mi sia piaciuto, deve lasciarmi in silenzio almeno 5 minuti dopo averlo concluso. Dopodiché, deve lasciarmi qualcosa a cui pensare, anche che siano cavolate; ma deve farmi pensare a lui, ai suoi personaggi e alla sua storia. Inoltre, un buon libro (sempre per me) deve farmi viaggiare.

Vi aggiornerò quando li avrò letti!

Il Libraio: le uscite “non ok”

Eccomi qua! Come ieri, ringrazio Il Libraio che, come sempre, mi offre spunti per i miei articoli 🙂

Ieri mi sono dedicata alle “uscite ok”, ovvero quelle che secondo il mio piccolo e modesto parere potrebbero risultare letture interessanti; oggi, invece, mi dedicherò a quelle uscite che hanno attirato il mio sguardo ma che, per un motivo o per un altro, mi hanno delusa.

[per ingrandire le immagini, è sufficiente cliccarvi sopra…si apriranno in una nuova scheda!]

Cosa non va? Ho letto la trama e…cosa?! Non mi sono chiari cinque, sei o sette passaggi! Per carità!


Cosa non va? No no no no! Non ci siamo capiti: l’Antico Egitto non si tocca, zero! É zona offlimits! Lo amo e non tollero queste cose! (magari poi è un romanzo meraviglioso, ma così di primo acchito non lo acquisterei MAI!)


Cosa non va? Il primo: boh, mi sembra un po’ banale; son stufa anche di leggere titoli su apocalissei vangeli vari. Il secondo…mmm…vampiri?…VAMPIRI??? Per carità, basta!


Cosa non va? Devo dire che in sé la trama non è vero che non mi attira; ma c’è un dettaglio che non posso trascurare: “un’edizione della Divina Commedia, anch’essa in ebraico”. É una barzelletta, vero? Sono già rimasta sin troppo delusa dall’ultimo libro che ho letto, incentrato su un mistero contenuto nella Divina…non credo di poter sopportare la presenza di una versione ebraica del capolavoro dantesco.


Cosa non va? Ufffff!!! Anche gli archivi mi hanno un po’ rotto le scatole! Archivi, biblioteche, vangeli e apocalissi varie! (l’unico romanzo che vorrei è “La biblioteca dell’anatomista”, ma è solo uno strappo alla mia regola!)


Ho finito di fare la criticona =) voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con me o qualcuno di questi lo leggereste volentieri?

A domani!

Il Libraio: le uscite ok

Innanzi tutto ringrazio Il Libraio che, come sempre, mi offre spunti per articoli vari e concorre allo svuotarsi progressivo del mio portafogli, sottoponendo alla mia attenzione proposte interessantissime 🙂

Qui di seguito, riporto alcune proposte che ho selezionato, appunto, da Il Libraio di maggio, le quali per un motivo o per un altro, hanno stuzzicato il mio interesse. Spero siano dei buoni consigli anche per le vostre letture!

[per ingrandire le immagini, è sufficiente cliccarvi sopra…si apriranno in una nuova scheda!]

Cosa mi attira: le prime parole, ovvero “thriller esoterico”; per me è come il miele con le api.

 

Cosa mi attira: l’autrice; ho letto un romanzo di Jeanne Kalogridis, “Alla corte dei Borgia”. Mi è piaciuto moltissimo perchè intrigante e anche storico (benchè magari non del tutto veritiero, ma piuttosto romanzato). Leggerei quest’altro romanzo aspettandomi altrettanta bravura nel narrare i fatti e nel coinvolgere il lettore.

 

Cosa mi attira: del primo, sicuramente l’idea di “locali goth, vecchi satanisti gay e combriccole scalcinate”, il tutto condito con un commissario che si nutre di Red Bull. Decisamente lo trovo così decadente da affascinarmi. Del secondo, l’idea di un thriller “futuristico”. E anche la copertina gioca un ruolo decisivo, questa volta.

 

Cosa mi attira: del primo, il titolo. Mi intriga pensare che il Profiler sia l’assassino e non l’agente. E se ho ben interpretato la trama, sarà così. Poi, sicuramente, la trama mi ispira molto. Del secondo, è la trama un po’ insolita e macabra; che posso farci, queste cose mi piacciono e mettono in moto la mia mente per creare qualcosa, magari! (leggi: prendere spunto 😉 )

 

Cosa mi attira: il fatto che parli di pallacanestro; non so se lo comprerò, ma sapere che c’è un libro (che mi sembra anche grazioso) sul mio sport…mi gasa! =)

 


Cosa mi attira: in primis, la copertina. Il fantasy mi piace, inutile nasconderlo. E questo romanzo mi sembra un’alternativa invitante a tutti i vampiri luccicosi e coccolosi che vanno di moda ora.

 

Cosa mi attira: i rimedi naturali della nonna mi hanno sempre affascinata; quando ho visto questi libretti ho deciso che diventeranno miei, in un modo o in un altro!

 

Ho concluso! Commenti?
A domani per le uscite “non ok”…per me, naturalmente!