Correva un libroso venerdì

Ciao a tutti! Sì, sono mancata un po’ dal giro. Ma come dicevo in un post di qualche tempo fa, la primavera porta con sé aria di rinnovo: quindi, dopo aver abbondantemente tagliato i capelli e cercato di rimettere in sesto alcune cose nella mia vita, ho sentito anche il bisogno di prendermi una pausa da qualcosa che non stava funzionando come volevo io, ovvero questo piccolo blog 🙂
Ora riparto, piena di energia (o quasi) e con una specie di programma di “articoli” da condividere ogni giorno qui, con e per voi.
E cosa c’è di meglio per ricominciare se non qualcosa che ripeterò ogni settimana? XD
Esatto! Ogni venerdì ci sarà questa piccola…rubrica? Un giochetto? Non so, chiamatelo come meglio preferite, ma state pronti ad accogliere…

“CORREVA UN LIBROSO VENERDÌ”

Istruzioni per l’uso.
Prendendo spunto da una bellissima idea nata sul gruppo di Romanticamente Fantasy (gruppo | blog), ogni venerdì scriverò una citazione tratta dal libro che sto leggendo: potrà essere contenuta nelle pagine che ho già letto, magari una frase o un dialogo che mi hanno colpita; oppure posso aprire il libro e prendere la prima frase che mi capita a tiro, scegliendola senza criterio alcuno.
Dopodiché la pubblicherò nel post includendo, fra parentesi, titolo del libro e autore.
A questo punto, entrate in gioco voi! Scrivete la vostra citazione, scegliendola come spiegato sopra! Non importa la lunghezza, purché sia tratta dal libro che state leggendo e non da qualcuno letto in passato!
Ricordatevi di includere anche voi titolo e autore: in questo modo potreste invogliare altre persone a leggere il libro che avete fra le mani!

Tutto chiaro?
So…let’s start!

A giudicare dalle urla della creatura, era riuscito a colpirla. Non poteva sapere se questo suo gesto avesse fermato per un attimo le bestie oppure, al contrario, le avesse fatte infuriare ancora di più. [“Metro 2033” di Dmitry Glukhovsky]

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GiveAway bye bye!

Buongiorno, cari lettori!

Stamattina volevo parlarvi di un libro che ho iniziato a leggere da poco, ma i buoni propositi di una chiacchierata librosa sono andati a farsi benedire quando ho scoperto una news: possiamo dire ciao-ciao ai nostri amici giveaway!

Io sono molto interessata a quelli di libri, per cui parlerò di essi. Sono veramente indispettita, indignata e incazzata (per mantenere la linea delle parole che iniziano con “in-“).

Come tutte le mattine, ho aperto la mia mail e ne ho trovata una del blog Romanticamente Fantasy, che seguo spesso sia perchè è sempre ottimamente aggiornato, sia per i giveaway. Mi ritrovo il collegamento ad un post intitolato “ARGOMENTO GIVEAWAY: Si possono fare oppure no? La risposta del Ministero” e resto un tantinello sconcertata; vado a leggere e vedo:

Ciao a tutti,

negli ultimi giorni in rete abbiamo letto in diversi siti e blog interpretazioni differenti della normativa che riguarda i giveaway. Alcuni di voi ci hanno anche chiesto se ne sapevamo di più…

Visto che è un argomento che riguarda molti di noi blogger e anche voi follower abbiamo deciso di scrivere direttamente al Ministero dello Sviluppo, alla persona che si occupa delle manifestazioni a premio, per avere chiarimenti a riguardo.

La mail inviata:

“Gentilissima Sig.ra Petrucci,

mi permetto di disturbarla per chiederle alcuni chiarimenti sull’argomento giveaway.

In questi giorni in rete si sentono diversi pareri contrastanti a riguardo, così mi son decisa a scriverle sperando mi possa aiutare a chiarire le idee.

La questione è questa: se un blog letterario amatoriale (senza scopo di lucro), gestito da un gruppo di amiche che per passione scrivono opinioni e informazioni letterarie sui libri che leggono decidessero di organizzare per le proprie lettrici/follower affezionate il giveaway di un libro, ciò andrebbe contro la normativa? Cosa non dovrebbe essere fatto e che cosa invece è consentito? La ringrazio anticipatamente per la Sua gentile risposta, della quale darò tempestiva comunicazione alle nostre lettrici e amiche blogger che attualmente si trovano nel mio stesso stato di confusione.

Questa è stata la risposta:

“Premesso che promuovere la conoscenza di un prodotto piuttosto che la vendita dello stesso oppure la conoscenza del marchio o della ditta attraverso la promessa di premi integra la fattispecie di manifestazione a premio (concorso a premio se non sono tutti i partecipanti a vincere ma solo alcuni; operazione a premio se sono tutti i partecipanti ad avere un premio che però deve essere per tutti uguale e comunque deve esservi un preventivo acqisto), è anche necessario che colui che svolge tali iniziative sia un soggetto iscritto al Registro imprese e dunque sia impresa.

Quando però le iniziative non prevedono l’obbligo di preventivo acquisto e si conferisce un premio di valore di mercato non superiore a euro 1,00, tali iniziative beneficiano dell’esclusione dagli adempimenti di cui al d.P.R. n. 430/2001.

Oltre agli adempimenti amministrativi l’ordinamento giuridico prevede anche adempimenti fiscali di cui competente è l’Agenzia delle entrate.”

Inutile tentare di spiegarvi la mia faccia dopo aver letto queste parole. Ma dico, stiamo scherzando? Il giveaway (di libri, ovviamente!) è anche un modo carino per diffondere un po’ di cultura e per far pubblicità ad un libro; che cavolo mi combina il Ministero dello Sviluppo?! Mi sembra quasi che stia sviluppando un non-sviluppo. . .

A mio avviso la legge è un tantino generica, in quanto ci sono migliaia di giveaway inerenti oggetti differenti: libri, trucchi, vestiti, ecc. Bisognerebbe specificare come comportarsi per ognuna delle cose soggette a giveaway; oppure ancora, invece di distinguere le categorie per “oggetti”, suddividerle per prezzo dell’oggetto sottoposto a giveaway, in modo da creare delle fasce. Ad esempio, qualunque oggetto da 0 a 15€ può essere usato per giveaway singoli e non cumulabili (uno stesso giveaway non può cedere due oggetti da 15€) senza che chi lo organizzi debba essere iscritto al Registro delle Imprese; da 15 a 30€ è necessario….ecc ecc. Era giusto un esempio per spiegarmi.

Insomma, i giveaway sono ormai paragonati a veri e propri concorsi a premi come quelli organizzati dalle grandi multinazionali! La delusione e il malcontento sta ovviamente serpeggiando online e molti giveaway vengono chiusi in anticipo per la paura di incorrere nelle salatissime multe (da 50.000 euro a 500.000 euro). Non avete l’impressione che la libertà ci scivoli, ogni giorno di più, via dalle dita?

Sono parecchio amareggiata e, per quanto potrei continuare a scrivere ancora una cinquantina di righe, ho deciso di fermarmi qui e cedere la parola a voi.

Cosa pensate di tutto ciò? Attendo commenti 😉

Per maggiori info, leggete: Normativa Giveaway

Primavera & rinnovo: casa, vita…e me.

Buondì, lettori.
Ieri abbiamo dato il benvenuto alla primavera: finalmente! Nonostante io trovi questa stagione assai ingannevole, sono contenta perchè adoro i fiori e l’aria frizzante di queste giornate. Di solito quando arriva primavera cerco di rinnovare qualcosa…quindi ci ho pensato un po’ e ho stilato un breve elenco.

In camera mia: voglio mettere una nuova libreria, perchè ormai quella che ho è piena e la mensola sopra al letto rischia di uccidermi, crollandomi addosso la notte (da quanto è stra-piena di libri!)
Più che un rinnovo vero e proprio, si tratterebbe di una necessità; che comunque, alla fin fine, andrebbe a rinnovare il look del mio regno.

Nella mia vita: voglio mettere ordine, cercare un lavoro a casa mia (io sono di Como, ma per motivi sportivi ora vivo a Parma) e probabilmente smollare un po’ l’attività cestistica; sono idee che mi frullano in testa da un sacco e penso sia giunto il momento di “far entrare un po’ d’aria fresca” in questa vita, mettendole in atto.

In me: voglio tagliarmi i capelli, di quei tagli epici che tutti notano; e voglio dimagrire, assolutamente. Per ultimo, devo ripassarmi il tatuaggio sulla spalla: un drago sbiadito non piace a nessuno, a me meno ancora.

Mettiamola così: siamo in Quaresima e questa è la mia lista di fioretti/obiettivi da raggiungere!

Auguri a tutti i babbi…ma un po’ di più al mio

Cari tutti,

spero vogliate perdonare la mia latitanza, ma impegni sportivi, problemi personali nonché (gravi) problemi mentali (quelli sempre) stanno mettendo a durissima prova la piccola me.

Non avendo ispirazioni librose da condividere con voi, oggi parlerò brevemente del mio babbo, noto come “il paparaino”.

Babbo Oscar, per chi non lo conoscesse, è il mio mito personale: è un uomo fondamentalmente molto buon, ma vi consiglio vivamente di non toccare me e mamma e di non tradire la sua fiducia…altrimenti, per dirla vogarmente, “sono cazzi amari”. Diventa irriconoscibile e piuttosto cattivo.

Babbo possiede una dote naturale che apprezzo molto che è quella di distruggerti con le parole. Quando ero piccina e mi meritavo un sacco di sberlotti, lui non ha mai alzato un dito: ma vi giuro che a parole sapeva ESATTAMENTE come farmi male; grande dote che ho parzialmente acquisito…e ne vado fiera.

Ora che è un po’ invecchiato, il mio paparaino ha messo su un po’ di sotanza sulla pancia, che lui definisce “la tartaruga rovesciata”; io la definisco “la sfera di cristallo”, ma sono punti di vista. Gli piace mangiare, al mio vecchio. E la (s)fortuna vuole che sia io che mamma siamo delle buone cuoche (mamma eccellente, a dirla tutta)…quindi lo rimpinziamo di manicaretti.

E poi che dire? Mi vuole un bene dell’anima. Questo riassume quanto meraviglioso sia il mio babbo, pregi e difetti compresi. Anche se a volte è un po’ ripetitivo e un po’ rompipalline, lo so che lo fa solo perchè tiene a me, alla mia salute. E vuole solamente il meglio per me.

É col pensiero del mio babbo nel cuore che faccio, a tutti i babbi del mondo, tanti auguroni per questa loro festa. Sperando che tutti siano meravigliosamente speciali come lo è il mio; e che tutti/e i/le figli/e li amino tanto quanto io amo il mio.

Il mio bel puccioso paparaino ♥

La miglior cura contro la depressione si chiama…libro!

Mi trovo ad affrontare un periodo non propriamente felice, per problemi personali con cui non sto ad annoiarvi. Non mi permetto di dire che sono depressa, perchè la depressione vera è ben altra cosa, lo so. Però mi concedo un depressa fra virgolette: “depressa”.
Così, per far fronte a questi giorni poco felici (per esser gentili), mi sono recata in liberia con il mio compagno di scorribande libresche (conosciuto anche come il mio fidanzato) e ho passato un bel po’ di tempo a gironzolare tra i libri; alla fine, tra quello che lui mi aveva già regalato e quelli che ho voluto (e mi ha comprato ♥ ), posso dire che tra le mie new entry ci sono i seguenti romanzi:

      

Ora, cos’è che volevo dire? Ah sì: nella vita di ognuno di noi (e nella mia senza ombra di dubbio!), un libro fa la differenza, eccome! Se sei triste, ti tirerà su di morale; se cerchi conforto tra le sue pagine, lo troverai; se vuoi andartene altrove, ci andrai; se vuoi sentire sentimenti veri, li sentirai.
I libri, di qualunque genere, autore, forma, colore e dimensione sono la gioia del suo possessore: ognuno ha i suoi gusti, è naturale, ed è proprio per questo che ogni persona si circonderà dei libri a lei maggiormente affini, creando un mondo libroso suo soltanto.

E poi, ditemi che la magia non esiste……..

Usanze: il vudù (ovvero ricordi della mia maturità)

Il culto vodu si interessa, oltre che alle forze della natura, anche ad altre entità sovrannaturali, come gli antenati, i mostri ed altri animali.
Per mostri, a parte quegli “animali mitologici”, si intendono anche tutti quegli esseri umani che hanno malformazioni fisiche o dei disturbi psichici.
Questa è una caratteristica peculiare del culto vodu: quella di non estraniare gli esseri umani con problematiche di tipo fisico o psichico, ma anzi  di elevarle ad un livello sovrannaturale e pertanto rispettarle ed amarle molto di più rispetto agli altri esseri viventi (fin tanto che sono in vita) e divinizzarle al momento della loro morte.
In un certo senso, è possibile affermare che dopo la loro morte e conseguente divinizzazione, si instaura un rapporto di amore e dedizione tanto vigoroso quanto immortale.

Il Vudù (dal termine africano vodu, che letteralmente significa “spirito”, “divinità”, o ancor più letteralmente “segno del profondo”), è una religione afroamericana che riunisce in sé funzioni religiose già esistenti in altri culti ed è caratterizzata da caratteri fortemente misteriosi. La si ritiene generalmente come una delle religioni più antiche al mondo, nata tra il 1600 e il 1700 dalla fusione della religione cristiana portata dai missionari e della religione animista portata in America dagli schiavi neri. Questo culto nacque infatti pressoché contemporaneamente in America latina e in Africa occidentale. La religione vuduista attuale combina infatti elementi ancestrali estrapolati dall’animismo (religione o pratica di culto nella quale vengono attribuite qualità divine o soprannaturali a cose, luoghi o esseri materiali) tradizionale africano che veniva praticato prima del colonialismo, con concetti tratti dal Cattolicesimo. Oggi il Vudù ha acquisito il privilegio di essere riconosciuto come religione ufficiale in Benin e ad Haiti dove è praticato dall’intera popolazione, contemporaneamente alla religione cattolica. Il Vudù ha attraversato tre secoli di persecuzioni e manipolazioni, in particolare da parte della Chiesa cattolica; è stato fortemente screditato e sono state molte congetture e disinformazioni che ne hanno portato una generale visione decisamente distorta. Al contrario di come comunemente si ritiene, il Vudù è una religione a tutti gli effetti, non un fenomeno legato alla magia nera.
La religione vodu è stata a lungo repressa e demonizzata. Purtroppo, i luoghi comuni ed i fantasmi del passato sono ancora percettibili. Basti pensare all’idea che il mondo occidentale ha del culto vodu, ossia di una bambola di pezza rassomigliante una persona non gradita, infilzata successivamente con degli aghi in modo tale da provocarle dolore; ma il culto vodu non è questo. Purtroppo, quando il mondo dell’informazione parla del culto vodu, rimanda sempre a concetti quali: satanismo, cannibalismo, stregoneria, sortilegi e distruzioni.
Fortunatamente, alcune persone colgono nella sua interezza il significato che la religione vodu ha per il suoi fedeli e che importanza ha per i luoghi dove esso viene praticato.
Secondo alcune popolazioni africane:

  • “Il vodu è anzitutto un legame, una relazione, una vita al modo degli antenati.”
  • “Ovviamente, il vodu non è soltanto quello, è molto più complicato ed impercettibile, è anche relazione e legame col tempo, la natura e l’universo.”

Al tempo stesso, il vodu, secondo altri studiosi è armonia delle forze della natura al servizio della verità e della giustizia. […]

Oggi sono persa nei ricordi…in particolare, sono andata indietro di tre anni e sono tornata alla mia maturità. Per caso cercavo alcune cose nel mio pc e mi sono imbattuta nella mi tesina; così l’ho aperta e ho cominciato a rileggerla. Mi sono persa a pensare ai mesi che ho impiegato per farne una sensata e particolare, qualcosa che la commissione non avesse mai visto.
Mi è piaciuto tanto farla e studiarla, erano argomenti che mi interessavano e mi prendevano molto.
Quello sopra è solo un piccolo estratto di una parte che mi aveva catturata particolarmente.

Un unico appunto: peccato che nella commissione, nessuno se la sia (permettetemi il francesismo) cagata.

“Fino all’ultima lacrima di sangue” – I capitolo

In linea di massima, questo vorrebbe essere il primo capitolo del mio primo romanzo…

La grande e nera struttura si stagliava contro il cielo altrettanto nero, o forse era solo la notte a far sembrare tutto così particolarmente cupo.
Sam Cartwright si fermò sul marciapiede dalla parte opposta del manicomio Saint Angels di Faustville, come era solito fare ogni sera, tornando dal lavoro. Non sapeva perché, ma ormai era come un rituale: percorreva il tragitto sul lato opposto del manicomio, si fermava sempre nello stesso punto preciso e osservava attentamente le mura decadenti di quella struttura ottocentesca.
Quella sera, forse per la totale assenza di luce, anche di quella della luna, il Saint Angels gli sembrava più oscuro ma anche, in un certo senso, vivo.
Così si trovò a studiare minuziosamente i mattoncini anneriti dal tempo e dallo smog, il profilo alto e lugubre che si stagliava fiero nell’ombra. Fu come attratto da una forza invisibile e così, quasi senza accorgersene, si ritrovò sul marciapiede vicino al Saint Angels. Lo osservava attentamente, come fosse la prima volta che lo notasse: il portone di legno antico pieno di buchi provocati dai tarli, i primi due piani senza nessuna finestra o pertugio, il tetto spiovente dal quale ogni tanto crollava una tegola e i comignoli anneriti dal fumo che per anni vi era fuoriuscito ora erano un rifugio per uccelli. Alcune delle finestre sprangate avevano il vetro dietro rotto, notò. D’improvviso, mentre con gli occhi correva veloce da sinistra a destra su tutte le finestre, che iniziavano dal terzo piano e arrivavano fino all’ultimo, gli parve di cogliere una leggera luce tremolante nell’ala ovest; ma fu probabilmente uno scherzo giocatogli dalla stanchezza perché quando ricontrollò attentamente non vide più nulla. Il suo sguardo si spostò allora sul giardino che circondava il manicomio: l’erba era corta e curata e questo era opera del vecchio Paul, il giardiniere che da moltissimi anni ormai accudiva il prato circostante l’edificio, tagliando l’erba almeno una volta al mese. Ma la sua attenzione non era rivolta a quell’erba così ben curata, bensì al salice che cresceva all’angolo tra la costruzione centrale e l’ala est, il quale faceva ricadere le sue belle e folte fronde sul laghetto artificiale in cui ormai le uniche anime vive erano rane e piccoli pesci. Sam lo studiava attentamente, stranito: si guardò intorno e stette in ascolto, allungando un po’ il collo fuori dalla sciarpa di lana che la sua dolce Anne gli aveva regalato il Natale precedente. Scosse la testa e si fece pensieroso: no, non c’era vento, aveva sentito bene. Allora perché le fronde del salice ondeggiavano dolcemente, facendo sì che quelle più lunghe toccassero e increspassero l’acqua?
Si riscosse per un attimo da una specie di torpore e notò di aver fatto un ulteriore passo verso il Saint Angels. Non era un comportamento che potesse controllare, semplicemente nel suo inconscio c’era qualcosa che lo spingeva sempre più vicino, quella sera.
Un gattaccio di strada lo fece spaventare a morte, uscendo da un pertugio nel portone principale, creato probabilmente da qualche teppistello che voleva lasciare la sua traccia su quell’antico edificio, il più antico di Faustville. Il gatto, noncurante, gli passò vicino e quando lui lo guardò negli occhi, questo rizzò il pelo, soffiò e scappò veloce dall’altra parte della strada, sparendo dentro ad un cespuglio.
«Maledetto gatto, chissà che gli è preso!» disse a mezza voce Sam, massaggiandosi il cuore come se ciò lo aiutasse realmente a riprendersi dallo spavento.
Mentre malediceva il gatto e cercava di riscuotersi sentì una leggera folata di vento accarezzargli la nuca, come se una mano invisibile si fosse infilata nella sua sciarpa per farlo rabbrividire; beh, anche se l’idea della mano invisibile era un po’ fantasiosa, di fatto rabbrividì lo stesso. Stava pensando di riprendere il tragitto verso casa, ma sentiva le gambe pesanti, quasi cementate nel prato del Saint Angels. Subito sentì uno scricchiolio, come di una vecchia porta che si stesse schiudendo; e dato che l’unica porta nei paraggi era quella di ingresso, il suo sguardo ricadde proprio lì, appena in tempo per vedere una nera manina sparire al suo interno. Gli si gelò il sangue nelle vene e, incredulo, sgranò gli occhi.
Il silenzio lì intorno si era fatto assordante, solo il suo cuore batteva così forte nel suo petto da lasciar udire il rimbombo nella notte. Nessun gatto in vista, nessuna persona che passasse. E lo strano vento, si era acquietato.
Sam iniziò a sentire un brivido molto simile a quello della paura. Poi però si riscosse, pensando che l’autosuggestione lo avesse sempre un po’ intimorito e che anche questa volta ci era cascato come un pollo. Fece per tornare sui suoi passi, ma prima diede un’ultima occhiata al portone, là dove quella manina nera era scomparsa poco prima: non c’era assolutamente nulla. Si tranquillizzò, pensando che, dopotutto, poteva essere anche un piccolo uccellino notturno che vedendo l’apertura, si era intrufolato; e lui, voltando di scatto la testa, aveva visto solo ciò che voleva vedere e non ciò che realmente era. Annuì, risoluto, pensando che doveva proprio essere andata così.
«Stupido vecchio!» si disse.
Mentre stava per riprendere a camminare verso casa, sentì uno schiocco provenire da dentro il Saint Angels; e questa volta, ne era certo, non era stata la sua fantasia.
Lo schiocco fu quasi immediatamente seguito da una sottile risatina isterica, che congelò definitivamente il sangue nelle vene del povero Sam.
Mosso da qualche stupido istinto (sperava non dalla curiosità!) si avvicinò piano al portone: probabilmente qualche giovane del posto si divertiva a giocargli degli scherzi; ma non appena l’avesse acciuffato, glieli avrebbe fatti vedere lui i suoi scherzi!
Così avvicinò l’occhio all’apertura della porta e scrutò l’interno dell’edificio: la hall del Saint Angels era, come ci si poteva aspettare, polverosa e decadente. Intravide una scrivania centrale e vide un piccolo movimento su di essa: aguzzando la vista, notò che un topolino si stava facendo un giretto. Distolse lo sguardo e guardò prima a destra, dove una grande lastra di marmo riportava i nomi dei vecchi benefattori del manicomio, poi a sinistra, dove vide l’inizio di un corridoio. Mentre osservava quel cunicolo buio che sembrava richiamarlo a sé per inghiottirlo nella sua oscurità, uno squittio forte provenne dal lato destro, dove i suoi occhi balenarono rapidamente: lì, in terra, il piccolo topo che prima trottava felice sulla scrivania piena di polvere e ragnatele, giaceva aperto in due.
Sam divenne bianco come un cencio, ma non riuscì a distogliere lo sguardo da quel corpicino dilaniato. Colse un movimento rapido alla sua sinistra e di nuovo i suoi occhi si mossero rapidamente in quella direzione. Ciò che stava osservando era un occhio, un occhio azzurro ghiaccio ed iniettato di sangue. Le urla gli morirono in gola mentre l’occhio lo guardava beffardo e una sudicia mano lo prese per la giacca, trascinandolo dentro.

 

Lo so che la storia sembra trita e ritrita….ma ho in mente uno svolgimento che vi sconvolgerà, con un “personaggio” che si è visto solo in un film di Argento… 😀
Dunque, che ne dite?

Qui il pdf, per chi fosse più comodo! Fino all’ultima lacrima di sangue – I capitolo

Ho 4 romanzi splendidi, di di di….

…tutti in fila per 3, per 3, per 3! Ah no, quelle erano le “tante noci di cocco”. Peccato.
Dunque, sfogliando “Il Libraio” mi sono imbattuta in 4 romanzi che hanno completamente catturato il mio interesse di piccola lettrice incallita.
Senza trastullarmi, passo subito a condividere con voi le mie scoperte.


[pag. 30 di “Il Libraio”]


Ecco, questo romanzo mi ha decisamente lasciata con un sacco di curiosità: chi è Eeva? Chi è Anna? Cos’è successo nel passato? Uffff….sembra interessante, niente vampiriluccicosicoccolosieschifosi in giro (spero)…e quindi che fare? Aspettare la versione economica per acquistarlo. Ah sì, perchè forse non lo sapete, ma io sono una fan delle versioni economiche: il contenuto resta lo stesso e il portafoglio piange meno. Il che è fondamentale!


[pag. 32 di “Il Libraio”]


…lui aveva già catturato la mia attenzione quando una mia compagna di squadra me ne aveva parlato. Poi esattamente sabato scorso, mi ci sono imbattuta mentre vagavo senza meta in libreria; così l’ho preso tra le mani, l’ho sfogliato, leggiucchiato, ribaltato…e l’ho lasciato lì. Tempi duri per il portafogli, ma sicuramente un libro che mi piacerebbe leggere e che trovo assolutamente originale. Siccome evitare la delusione è la cosa più importante dopo il portafogli, spero che non mi deluderà (se qualcuno lo ha già letto, mi scriva pure il suo parere…sono curiosa!)

[pag.38 di “Il Libraio”]


LUI!!!! Ebbene sì, se avessi una lista dei desideri (riguardante i libri) lui balzerebbe subito al primo posto, scavalcando qualunquissima cosa ci sia già. Potrei eleggerlo a mio libro preferito senza leggerlo…mm, no ok, non esageriamo 🙂


[pag. 38 di “Il Libraio”]


Ecco, sì, dunque: questo l’ho lasciato per ultimo sia per mantenere lo stesso ordine dato su “Il Libraio”, sia perchè in un’ipotetica wishlist non avrebbe una posizione di rilievo (però ne avrebbe una!)
Non saprei che pensare: temo possa essere come “Il libro segreto di Dante” che dalla trama mi acchiappava un sacco, ma poi mi ha lasciato decisamente con l’amaro in bocca (per chi di voi l’avesse letto e non fosse d’accordo, beh…parliamone! Questo è solo il mio modesto parere!)
Quindi se lo becco in libreria, una sfogliata gliela darò; poi valuto.


E voi, cosa mi consigliate? Avete una specie di wishlist? E se sì, quali libri occupano le prime 5 posizioni? La mia è in continua evoluzione purtroppo…troppi libri, troppa voglia di leggerli tutti e troppe altre cose da fare!
Aspetto commenti!

Ps: mi scuso se le immagini si leggono male, ho fatto del mio meglio ma non è bastato; ad ogni modo se andate su “Il Libraio” potrete leggere e sfogliare gratuitamente la rivista e i 4 romanzi che ho pubblicato qui!

Dici donna, dici libro. O forse non era questo il detto.

L’8 marzo è la nostra festa, mie care signore: saremo coccolate, usciremo a cena con le amiche e forse andremo a qualche festa appositamente organizzata; riceveremo la mimosa e magari qualche cioccolatino. Io spererei in un libro, veramente.

Però, non dimentichiamo che la festa della donna non è questo, anche se tutti sanno quanto amiamo essere al centro dell’attenzione per un giorno. Cito letteralmente parte di un articolo che ho scritto per la rivista di MonteCovello.

Soffermiamoci, anche solo per qualche minuto a ricordare le 129 donne della ditta Cotton di New York, arse vive dal fuoco appiccato volontariamente dal padrone dell’azienda stessa, per il semplice motivo che esse nei giorni precedenti avevano scioperato e protestato contro le condizioni insostenibili in cui erano costrette a lavorare. Detto questo, sembra logico sostenere che col passare degli anni (era il 1908 quando avvenne la tragedia e le celebrazioni per commemorare le vittime iniziarono negli anni immediatamente successivi) si è perso il vero valore della “festa della donna”. Non credo, con queste poche parole, che renderemo giustizia agli innumerevoli anni in cui, via via, ci si è sempre più concentrati sull’aspetto “commerciale” dell’8 marzo; ma spero, grazie anche a tutte le persone che leggeranno queste righe, di aver riportato alla memoria quanto sia realmente speciale questa festa.

Finita la mia digressione storica quantomeno doverosa, parliamo di qualcosa che purtroppo riguarda “l’aspetto commerciale” di questa festa, ma è qualcosa di piacevole e il cui suono della parola stessa mi pare sempre più dolce del cioccolato (anche se il cioccolato me lo mangio più volentieri): libri.

Dunque dunquino (è spaventoso notare come questa storpiatura dell’italiano sia entrata così velocemente nel Lucrezionario —> Dizionario di Lucrezia), iniziamo dai libri un po’ più noiosetti, ma solo per il semplice fatto di essere storici; e so bene che la storia annoia molti.

[quella fornita in questo post è una piccola selezione fatta da me, ma sono sicura che in giro ci saranno molti altri libri altrettanto validi ed interessanti!]

Nel 1949 esce “Il secondo sesso” che fece, allo stesso tempo, successo e scandalo. Con veemenza da polemista di razza, de Beauvoir passa in rassegna i ruoli attribuiti dal pensiero maschile alla donna e i relativi attributi. In questo saggio l’autrice si esprime in un linguaggio nuovo, parla di controllo delle nascite e di aborto, sfida i cultori del bel sesso con “le ovaie e la matrice”. Affronta temi il tema della sessualità, il lesbismo, la prostituzione, l’educazione religiosa e la maternità, indicando alle donne la via per l’indipendenza e l’emancipazione. Provocando il pubblico conservatore, de Beauvoir cerca riconoscimento personale e solidarietà collettiva, e li avrà: l’opera, di respiro universale, è diventata una tra le fondamentali del Novecento.

Dall’inizio del secolo, la data dell’8 marzo segna una ricorrenza ad altissimo valore simbolico che negli ultimi anni, anche se banalizzata dai media e a volte ridotta a rito consumistico, resta un’occasione di ampia mobilitazione e di trasmissione di memoria tra le generazioni. Il volume, accompagnato da un DVD che presenta immagini storiche e interviste a protagoniste della politica italiana degli ultimi 50 anni, ripercorre la storia della ricorrenza, svelando alcuni misteri sulla sua origine e le varie modificazioni di senso subite nel tempo. Se ne attualizza così la valenza politica: l’8 marzo ha un passato glorioso e un futuro che toccherà alle donne più giovani scrivere.

L’otto marzo, Giornata internazionale delle donne e data simbolo delle lotte femminili, ha ormai un secolo di storia alle spalle e, a partire soprattutto dal secondo dopoguerra, è divenuto un appuntamento fisso per migliaia di italiane. Attraverso i rituali e le forme espressive e creative che ne hanno accompagnato le celebrazioni nel corso del tempo è possibile richiamare temi e parole d’ordine, cogliere il loro diversificarsi negli anni, nei luoghi, nelle generazioni e descrivere il mutamento di priorità e rilevanza che ha interessato contenuti, discorsi e rivendicazioni. Al di là della vaghezza che ancora avvolge la storia delle sue origini – e che si cerca qui di chiarire e interpretare – scopriamo così che la forma di ritualità pubblica che ha fortemente contribuito a strutturare i caratteri profondi della cultura nazionale e, al suo interno, a segnare le linee normative dei rapporti tra i generi.

Il volume racconta il periodo risorgimentale visto “dalla parte delle donne”. Una galleria di personaggi femminili che, in modi diversi, hanno contribuito a scrivere pagine di quel lungo, faticoso, controverso periodo che portò all’unità d’Italia. Emergono figure straordinarie che hanno saputo trasformare il loro tranquillo quotidiano in lotta, mettendo in pericolo le loro esistenze e i loro affetti per un futuro che non poteva offrire certezze. Accanto a nomi noti, come quelli di Anita Garibaldi e di Cristina di Belgioioso, l’autrice porta in scena il mondo femminile delle umili combattenti, le eroine delle Cinque Giornate di Milano, nonché le donne che seppero curare i feriti nelle organizzazioni ospedaliere spesso affidate al volontariato femminile. Offre uno spazio ampio al ruolo delle giornaliste straniere che raccontarono con i loro articoli le vicende delle lotte risorgimentali, come Margareth Fuller e Jessie White Mario. Penetra nei versi delle poetesse risorgimentali, come la grande improvvisatrice Giannina Milli o l’appassionata Giulia Molino Colombini, per raccontarne il valore nella costruzione di un ideale patriottico sempre più saldo e sicuro. Si inserisce nel mondo dei salotti: in una società come quella ottocentesca che affidava alla donna sostanzialmente i ruoli di moglie e di madre, questi momenti di incontro rappresentarono una essenziale forma di aggregazione sociale e culturale che cambiò nel corso del secolo.

Ed ora, passiamo a letture un po’ più piacevoli! Innazi tutto, vi segnalo i libri scontati alla Mondadori poprio per la festa della donna!

Una casa da condividere con la persona amata, un caldo nido d’amore: è questo il sogno di Juliet. E finalmente lei e il suo fidanzato Simon riescono a realizzarlo. Ma proprio durante la prima notte nel loro nuovo appartamento, Juliet scopre che lui l’ha tradita con la sua migliore amica. Il suo cuore è infranto e la realtà è troppo dura da affrontare. Sola e disperata, Juliet trova conforto soltanto nel ricordo dell’amata nonna Violet, morta un anno prima, e nei suoi manuali anni Cinquanta per la casalinga perfetta. E mentre il passato riaffiora con i suoi torbidi segreti, sarà proprio in questo dolce mondo fatto di grembiuli, pentole, nastri, pizzi e ricami che Juliet ritroverà se stessa, e forse, chissà, anche un nuovo amore.

Cassie ha appena lasciato il marito, dopo aver scoperto la terribile verità su un matrimonio che pensava perfetto. Sa che il momento di voltare pagina e ricominciare. Allora, quale migliore aiuto di quello che possono offrirle le sue preziose amiche d’infanzia? Kelly, Anouk e Suzy, brillanti, alla moda e vitali, sono pronte a ospitarla e a farle vivere l’atmosfera glamour della grande mela, la passione e la seduzione della Ville Lumière e la frenesia londinese. In un viaggio alla scoperta di una se stessa che non conosceva, Cassie vivrà le esperienze più diverse: lavorerà con acclamati stilisti newyorkesi e parigini, poserà per un quotato fotografo, prenderà lezioni di cucina da un famoso chef e organizzerà matrimoni. Ad attenderla, al suo arrivo in ogni città, c’è una strana lista di cose da fare. Qualcuno che conosce da tanto tempo la compila per lei. Qualcuno che le fa trovare una sorpresa speciale sotto il grande albero di Natale nello scintillante negozio di Tiffany. Qualcuno che le regala dei semi di fiori, ogni volta diversi, da piantare e far crescere, come in un romantico messaggio cifrato. Il destino ha in serbo per lei la tanto attesa scatolina blu? E se un giorno il passato lasciato alle spalle dovesse all’improvviso tornare?

Quale ragazza non sogna, una volta nella vita, di ricevere in dono un gioiello di Tiffany? A New York, sulla Fifth Avenue, il giorno della vigilia di Natale due uomini stanno comprando un regalo per la donna di cui sono innamorati. Gary, che aveva quasi dimenticato il regalo per la sua fidanzata Rachel, sta acquistando per lei un braccialetto portafortuna. Ethan invece sta cercando qualcosa di speciale: un anello di fidanzamento per Vanessa, uno splendido solitario col quale si inginocchierà davanti a lei e le farà una romantica proposta di matrimonio. Ma quando per sbaglio, all’uscita dal negozio, i due regali vengono scambiati, Rachel si ritroverà al dito l’anello destinato a Vanessa. E per Ethan riportarlo alla donna per la quale lo ha scelto non sarà affatto semplice. Soprattutto se il destino ha altre idee a riguardo…

May Smith, una giovane donna inglese, nell’aprile 1912 s’imbarca in terza classe sul Titanic, insieme alla figlia Ellen e al marito Joe per inseguire il sogno americano. In prima classe viaggia Celeste Parkes: in America la aspettano il marito Grover, ricco uomo d’affari, e il figlio Roddy. La notte del 15 aprile il Titanic entra in collisione con un iceberg: Celeste viene subito trasferita su una scialuppa di salvataggio mentre May e la sua famiglia, come tutti i viaggiatori di terza classe, sembrano essere condannati a morte. A loro resta solo una chance: tuffarsi nelle acque gelide sperando di salvarsi. May, ormai allo stremo delle forze, viene tratta in salvo proprio dalla scialuppa di Celeste e, mentre cerca disperatamente marito e figlia, ecco che un uomo, riemerso dalle onde, le consegna una bambina. Tutti, compresa May, sono convinti si tratti di Ellen. Solo alle prime luci dell’alba, poco prima dell’arrivo dei soccorsi, May scopre che quella non è la sua bambina, ma non trova il coraggio di dire la verità. Celeste decide di prendersi cura di May e della piccola e da quel momento in poi le vite delle due donne si legano in maniera indissolubile. Insieme combatteranno i pregiudizi dell’epoca e le convenzioni sociali, si confronteranno con il peso delle bugie e dei segreti, sempre l’una accanto all’altra, fin quando la verità a lungo nascosta non farà un ingresso a sorpresa nelle loro vite.

Vivere una vita felice non è complicato. Basta seguire delle regole precise. Per esempio: mai mollare un uomo solo perché ha mangiato l’ultimo orsetto gommoso della confezione. Mai trasferirsi in un rudere fatiscente per ”ritrovare se stessi”: si rischia solo di diventare lo zimbello altrui e di coprirsi di ridicolo davanti a tutti. E soprattutto, non innamorarsi di un uomo che ha due figlie, un attaccamento morboso alla defunta moglie – una donna perfetta che nessuna compagna potrà mai rimpiazzare – e una madre che ti tratta come se fossi la domestica e pensa che la tua unica funzione sia quella di pulire e tenere in ordine la casa. Maggie passa da una disavventura all’altra, perde il lavoro a Dublino, rinuncia alle sue Jimmy Choo per calzare orribili stivali da lavoro e si rifugia nella sonnolenta cittadina di Glacken. Ma è una donna testarda, non si arrende ed è anzi pronta a tutto pur di conquistare la gioia e la serenità che merita. Una vita perfetta e un amore da sogno sono lì ad aspettarla.

Durante una calda estate greca, alla fine degli anni Novanta, si intrecciano le vite di quattro personaggi stravaganti e solitari, mossi dal desiderio di cambiare le proprie esistenze. Lia è una ragazza affetta da un misterioso virus che la sta consumando e vive reclusa in un ospedale di Atene, circondato da alberi di arance. Il suo unico contatto con il mondo esterno è il fratello Sid, schivo e poco socievole. Il suo peggior nemico, invece, è Sotiris, un infermiere che non perde occasione per maltrattarla, al punto da spingerla a tramare una vendetta. C’è poi Nina, una ragazzina ribelle, che sogna di fuggire dal villaggio di pescatori dove trascorre l’estate, un luogo in cui il tempo sembra non passare mai. Sarà proprio qui che la vedrà per la prima volta Sotiris, fatalmente attratto dalla sua bellezza. Le loro quattro strade, all’apparenza così distanti, potrebbero non incontrarsi mai. Eppure, al di là delle loro piccole manie, delle loro fragili volontà, qualcosa li accomuna e li lega: un insopprimibile bisogno d’amore. Ersi Sotiropoulos, pluripremiata scrittrice greca, firma un indimenticabile romanzo dal gusto dolceamaro, commovente e intenso.

Mimoun Driouch è un padre-padrone che non conosce altro linguaggio se non la violenza. Come impongono le tradizioni del Marocco, suo Paese d’origine, si è creato presto una famiglia, ma poi, geloso e possessivo, ha trasformato la vita della moglie e dei figli in un inferno: li ha traditi e umiliati, è emigrato in Catalogna abbandonandoli per anni, per poi tornare a ossessionarli con i propri sospetti e le proprie fobie. Ma cosa lo ha reso così autoritario e dispotico? Il suo passato e il ruolo che si è trovato a rivestire nella società patriarcale di origine possono forse giustificare la rabbia e la follia? A chiederselo è la giovane figlia prediletta, che, ormai diventata donna, decide di ripercorrere la storia di Mimoun per cercare di venire a patti con l’ingombrante figura paterna. Ha inizio così un racconto che, alternando episodi brutali a momenti di grande tenerezza, affronta con coraggio e un pizzico di ironia ogni aspetto di un rapporto difficile che ha profondamente segnato le vite dei protagonisti.

Vienna nel XVIII secolo è una delle città più affascinanti e ricche d’Europa. Maria Antonietta, la giovane arciduchessa d’Austria, è cresciuta qui, assieme a fratelli e sorelle, nel lusso più sfrenato e nella magnifica opulenza della corte imperiale. La sua è una vita fatta di balli, ricevimenti, feste; i suoi amici sono nobili e re, i suoi parenti decidono i destini di interi popoli. Ma quella esistenza idilliaca è solo una menzogna, l’immagine di felicità e perfezione che la circonda non è che un vuoto inganno. Sua madre, la terribile imperatrice Maria Teresa, è pronta a sacrificare persino i figli pur di soddisfare la sua sconfinata ambizione. E ben presto, per la giovane principessa, il tempo delle scintillanti serate di gala e dei magnifici banchetti finisce: le logiche del potere la obbligano a sposare un ragazzo goffo e scontroso, il futuro Luigi XVI, e a partire per la Francia. E la strada per diventare regina è lunga e disseminata di pericoli: nessuno è al suo fianco per aiutarla ad affrontare gli intrighi e le gelosie di corte, i nemici interni ed esterni, la rivoluzione. Maria Antonietta è sola, e ha un compito troppo grande per lei. Il ritratto vero e appassionato di una donna che è diventata una leggenda nera, che ha suscitato odio e invidia, e ha contribuito a cambiare il corso della Storia.

Quando ci si avvicina alla quarantina, si sa, la spensieratezza dei vent’anni è ormai solo un ricordo lontano. Se ne sono accorti anche i coniugi Sam e Laura Diamond, che ultimamente hanno scoperto di avere desideri piuttosto contrastanti: lei vorrebbe un terzo figlio, lui preferirebbe una vasectomia. Le cose non vanno meglio alla loro amica ex figlia dei fiori Janey Dart, che è diventata un avvocato in carriera e si è dovuta rassegnare a un matrimonio riparatore. E poi c’è Jonathan Sleet, cuoco di successo, che non riesce a smettere di correre dietro alle gonnelle: un vizio che sua moglie Hannah conosce bene, così bene che si è trovata anche lei le sue distrazioni. Per celebrare il suo quarantesimo compleanno, Jonathan ha deciso di riunire tutti gli amici e di portarli in vacanza per una settimana. Una rimpatriata che, dopo dieci lunghi anni, si preannuncia memorabile. Soprattutto perché nel loro passato c’è un segreto che adesso minaccia di esplodere fragorosamente…

Le donne sono come farfalle che un giorno, nonostante tutto, spiccheranno il volo. Alcune tacciono e accettano quel che la società impone loro, come la madre di Nadia, la protagonista del romanzo, o come Aisha, che tace e obbedisce ai fratelli, ma alla fine si suicida. Nadia invece non tace, non vuole tacere. Figlia di un kuwaitiano e di una siriana, per un breve periodo sembra subire anche lei la volontà altrui, ma sarà per poco. La famiglia la obbliga a sposarsi con un uomo molto più vecchio, un kuwaitiano con un matrimonio alle spalle e dei figli a carico, che le rovina i giorni migliori della vita. Ma Nadia non vuole soccombere al dolore e alle sofferenze, anzi, vuole liberarsene. Alla morte del vecchio eredita le sue ricchezze e riprende possesso della sua vita. Si iscrive all’università e conosce il professor Gawad, sposato con un’americana che continua a vivere negli Stati Uniti. Lui la corteggia, ma Nadia rifiuta di avere una relazione segreta…

Dopo aver visto ciò che propone Mondadori, aggiungo qualche libro e poi passo a cosa io riceverei volentieri (eventuali corteggiatori leggete attentamente!)

Che cos’è Donguan? Una città, verrebbe da rispondere, se il termine non si applicasse solo per difetto a un enorme agglomerato di fabbriche, collegate da una rete di tangenziali che non contemplano il passaggio, o anche solo la presenza, di pedoni. Ma perché a Donguan arrivano ogni giorno, dalle sterminate campagne di tutto il paese, migliaia di ragazze? Qui la risposta è più semplice: intanto perché le braccia delle giovani donne sono le più ambite, nel mercato del lavoro cinese, e poi perché una ragazza, in un posto come Donguan, può realizzare il suo sogno, l’unico apparentemente concesso, in Cina, oggi: fare carriera. Certo le condizioni di partenza sono durissime: turni massacranti, paghe minime, il tempo che avanza al lavoro reinvestito nell’apprendimento coattivo di quei rudimenti di inglese senza il quale una carriera non può avere inizio. E come alternativa, una bella serata fra colleghe al karaoke aziendale. Ma le ragazze di Donguan – e in particolare le quattro che Leslie T. Chang, in questo suo reportage, ha seguito per anni sono disposte ad accettare tutto: un nomadismo incessante; relazioni personali fuggevoli, ma irrinunciabili; e una vita interamente costruita intorno al possesso di un unico bene primario, il cellulare. Sembra l’anticipazione di un incubo futuribile, ed è invece solo una scheggia di un presente parallelo al nostro, e molto più vicino di quanto vorremmo sperare.

Nonostante una vita avventurosa e piena come un romanzo, la comandante Mika è realmente esistita. Elsa Osorio ne ricostruisce la vita intrecciando al racconto le testimonianze di chi l’ha conosciuta direttamente, le sue lettere e i suoi scritti. Nasce così il ritratto straordinario dell’unica donna che ha comandato un manipolo di uomini durante la guerra civile spagnola. Osorio racconta la comandante Mika a partire dall’adolescenza in Argentina, nel fermento della Buenos Aires degli anni Venti, per poi passare agli anni di Parigi, nella cerchia intellettuale trotskista e quindi alla Berlino degli anni Trenta. Mika e il marito, l’amatissimo Hippo, si trasferiranno poi in Spagna, dove arrivano proprio pochi giorni prima del golpe nazionalista e dove non possono non sposare la causa repubblicana.

Ed infine, ecco cosa piacerebbe a me, anche se non si parla di donne. Cliccate sulle immagini per andare alle trame.

Ed eccoci giunti alla conclusione: faccio taaaaaaanti auguroni a tutte le donnicciuole, sicura che non dimenticheranno la vera storia di questa festa, prima di godersela. E poi….divertiteviiiiiiii 😉

Sperando di non avervi annoiato, vi saluto e aspetto i vostri commenti!

Riuscite ad Immagina…re un romanzo così?

Oggi vi voglio parlare di un romanzo che ho appena finito di leggere e che ha mi ha rapita completamente e portata nei luoghi narrati nelle sue pagine: “Immagina”, di Yami Yume.

LA TRAMA
I desideri di Feo si sono infranti. I suoi ideali ed i suoi interessi sono incompatibili con quelli dei suoi coetanei e non riesce a trovare un’occupazione. Quando viene anche separato dalla ragazza che ama, si chiude definitivamente in sé stesso e, una notte, desidera addormentarsi e non svegliarsi mai più. Inaspettatamente dall’oscurità emerge uno strano vecchio che si presenta a lui come Custode di Chiavi di un passaggio che collega il mondo della veglia ad Immagina, terra dei sogni. L’uomo lo invita a cercare il senso della sua esistenza nel mondo dei sogni, perché lì ha dimenticato qualcosa di molto importante. Il viaggio non sarà facile: le terre di Immagina non sono popolate soltanto da creature fantastiche, ma anche dagli Incubi, entità spaventose che perseguitano abitanti e sognatori, seminando dolore e distruzione. Dopo qualche esitazione, Feo accetta…

LA MIA OPINIONE
Afflitto per quello a cui si è ridotta la sua vita e dopo aver espresso il desiderio di non svegliarsi più, Feo si trova al cospetto del Custode delle Chiavi, un anziano signore che lo pone di fronte ad una scelta: restare nel suo mondo o scendere giù ad Immagina, il regno dei sogni, per ritrovare qualcosa che aveva perso molto tempo prima e quindi cercare di cambiare la sua vita?
Non avendo nulla da perdere, Feo si butta in questa avventura; ma Immagina è divenuto un luogo pericoloso, a causa degli Incubi che, dalla scomparsa del Sovrano, hanno invaso e dilaniato questo meraviglioso regno, smaniosi di ottenere sempre di più e portare dolore ovunque.
Per fortuna, il nostro Feo si imbatte in una combriccola molto varia, composta da tre personaggi ognuno speciale e particolare a modo suo. Essi decidono di accompagnarlo nella sua missione, buttandocisi a capofitto, incuranti dei pericoli che li attendono. Da Borgo Falena a Xandria, da Città della Musica a Città degli Indovini, passando per vari luoghi ognuno dei quali meravigliosi ed unici, per poi giungere fino al cuore del Regno del Buio: ecco il viaggio che compirà Feo; ma per fortuna, non sarà solo.

“Immagina” è il romanzo fantasy che da tempo volevo leggere. É pieno di dettagli bellissimi e fantasia a non finire, nonchè suspance, amicizia, legami veri e sinceri. Mi è piaciuto molto lo stile scorrevole: i numerosi dettagli che aiutano a “definire i contorni” del luogo e dei suoi abitanti, non annoiano il lettore, ma anzi lo ammaliano e lo trascinano pian piano sempre più all’interno delle pagine e dell’avventura. L’autrice ha saputo scrivere una storia complessa e speciale, in maniera davvero accattivante, mescolando creature, luoghi pazzi e meravigliosi, sentimenti belli e brutti; ed infine, ci ha donato un finale tutt’altro che scontato.
“Immagina” è anche un viaggio nella nostra vita, perchè un po’ tutti siamo alla ricerca di qualcosa che abbiamo perso; e per fortuna, possiamo sempre contare su dei veri amici.

Ora siete ancor più curiosi? E fate bene!
Voglio alimentare la vostra curiosità, raccontandovi un po’ quello che è il “backstage” di Immagina.
Dopo aver chiuso il romanzo (con mio enorme dispiacere, tra l’altro) mi sono chiesta cosa avesse ispirato Yami a scriverlo.
« L’ispirazione è arrivata da una serie di sogni e incubi che vedevano quasi tutti come protagonista lo stesso personaggio » racconta Yami stessa « e nel giugno 2009, dopo una serie di riflessioni che mi avevano riportato alla memoria questi sogni che mi hanno accompagnata per anni, ho deciso di mettere queste idee per iscritto, unendo le varie vicende che avevo sognato in un’unica grande storia che avesse un senso compiuto e tanti messaggi da comunicare. »
Da ciò, possiamo capire che la fantasia di Yami ha “partorito” un sacco di personaggi; che lei poi ha legato in un’unica storia, lasciandoci un romanzo tutto da scoprire.
Per quanto mi riguarda, ci sono un sacco li ho apprezzati tutti, ma il mio eterno amore va al caro vecchio Fauno: un omone taciturno e fedele, un vero amico su cui contare; mica poco, se pensiamo ai nostri tempi..ovvero tempi duri, anche per le vere amicizie. Vabé, sono andata un po’ fuori discorso, ma questa non è una vera e propria intervista, ed io non sono proprio quel che si dice un’intervistatrice modello.
Dunque dunquino, tornando alle pagine di Immagina, voglio spoilerare un po’, ma non troppo; giusto un pizzico.

Le serrature scattarono in contemporanea, la porta si aprì lentamente ed una luce abbagliante li investì in pieno. Il terreno si mosse sotto i loro piedi e prima che se ne rendessero conto, una pedana li stava già trasportando all’interno, mentre le porte si richiudevano da sole. Si ritrovarono in una saletta rettangolare completamente bianca, dove vennero accolti da cinque uomini ed una donna, tutti con la stessa armatura d’avorio, ma senza ali né pennacchio sull’elmo. Questi avevano un aspetto più “umano”, capelli neri ed occhi castani. Gli uomini perquisirono Feo e gli altri prima di passare ai bagagli, mentre la donna si occupò di Moo-chan. Terminati i controlli, venne affidata loro una guida femminile che li accompagnò al vero ingresso.
Divisa in settori grandi quanto quartieri urbani, perfettamente schematizzati come le caselle di una scacchiera, Xandria era la più vasta biblioteca che fosse mai stata creata. Una fitta rete di strade e viuzze si diramava a perdita d’occhio tra i vari blocchi di scaffali, ordinati prima alfabeticamente e poi in base all’anno di nascita e a quello di morte dei sognatori.

Ta-daaaaa! Vi ho presentato Xandria, il luogo che ho amato di più per la presenza di tutti quei meravigliosi libri…“Potrei viverci in un posto come questo!”, ho pensato.
Quindi, ricapitolando: personaggio preferito, Fauno; luogo preferito, Xandria.
« Personalmente, sono più affezionata a Feo, il protagonista, che è colui che appariva nei miei sogni, sempre in fuga, in viaggio, braccato da forze oscure, coinvolto in situazioni misteriose e inquietanti » mi racconta Yami. Beh sì, penso sia normale: anche io mi affezionerei ad un personaggio che ho sognato e risognato. « Eh sì. E poi Feo è molto simile a me come carattere e modo di vedere il mondo e tutto ciò che ne fa parte e mi circonda. Invece per quando riguarda i luoghi, il mio preferito è Città della Musica; ma anche Xandria mi piace molto. »
Dopo aver finito di leggere Immagina, ho gironzolato qua e là: un po’ sulla pagina dedicata al libro su Facebook, un po’ sui vari siti dove poterlo acquistare (ibs, La Feltrinelli) o dove poter leggere delle opinioni (aNobii); vedendo molte opinioni e un bel gruzzoletto di fan nella pagina dedicata al romanzo, mi sono chiesta come andassero le vendite di questo bel romanzo.
« Immagina sta riscuotendo ottimi successi: piace, appassiona e accende l’interesse dei lettori, anche di chi, magari, prima non era mai stato attratto dal genere fantasy/horror. Le vendite, di conseguenza, procedono abbastanza bene. »
“Per fortuna!”, dico io: ok, il mio parere è di parte perchè già in generale amo i libri; però se una cosa non mi piace, non mi piace, no? E altrettanto, se una mi piace…mi piace! E Immagina vi assicuro che mi piace tantissimo (“Non si era capito”, direte voi).
Il motivo per cui mi ha fatto impazzire, è molto semplice: in uno scenario editoriale che offre (parlando naturalmente del genere in questione, quindi il fantasy) romanzi per lo più sul tema dei vampiri, Immagina spicca e luccica (sì, quasi come una lucina di Las Vegas) e…si fa notare. Io, che personalmente amo i vampiri essendo cresciuta a pane e Buffy, non ne posso più! Amo il genere fantasy, amavo i romanzi sui vampiri, ma ormai non li considero più perchè, senza che nessuno se la prenda, li trovo tutti uguali: così, aprendo i miei orizzonti, ho scoperto che ci sono valide alternative al “romanzo vampiresco”, molto più fantasi…ose; quello che mi auguro è che anche le case editrici più importanti se ne accorgano in fretta, prima di farci morire tutti di overdose da vampiroluccicosoecoccoloso.

Per concludere un po’ questa parentesi su un mondo tutto nuovo e da esplorare, vi segnalo che Yami col suo romanzo sarà presente al Salone del Libro di Messina, insieme a un gruppo che comprende altri 21 autori: insieme hanno acquistato uno stand ed esporranno e presenteranno i nostri libri al pubblico. L’evento si terrà ad Aprile.

Aspetto i vostri pareri, commenti, domande e uomini alati…ah no, scusate: non siamo ad Immagina 😉