Witchy Books Reading Challenge 2012

Questa proposta viene dal blog Pagan Culture e consiste nel redigere una lista dei libri che intendiamo leggere e leggeremo dal 13 Gennaio fino al 13 Dicembre 2012. Per ulteriori informazioni leggere il post: Witchy Books Challenge 2012

L’ho trovata molto carina e per questo la ripropongo a voi 🙂

Partecipare è molto semplice:

  • Inserire nel proprio blog il bottone relativo alla sfida
  • Scrivere un post per far conoscere agli altri la sfida
  • Alla fine del suddetto post stilare una lista di libri che intendiamo leggere, ma possiamo compilarla anche man mano che li leggiamo. La recensione sul libro è opzionale Si può partecipare in ogni momento, non esiste una categoria specifica, possiamo aggiungere alla lista libri di qualsiasi genere e formato.

Witchy Reading Levels:
Elemental Reader – 4 books
Bookish Darling –13 books
Lunar Booklover – 28 books
Witchy Bibliophile – 35+ books

La mia (sempre in aggiornamento) Lista di Libri del 2012 (i titoli in grassetto sono quelli già letti):

  1. Immagina – Yami Yume
  2. L’ombra del coyote – Michael Connelly
  3. Musica dura – Michael Connelly
  4. La scimmia di pietra – Jeffery Deaver
  5. Finché non cala il buio – Charlain Harris
  6. Drood – Dan Simmons
  7. La città dorme – Robert Crais
  8. La squadra – Robert Crais
  9. Il mercante di corpi – Robert Crais
  10. Lucrezia Borgia – Geneviève Chastenet
  11. La fisica di Dio – S. Scala e F. Bianchi
  12. Il marescalco del papa – Arkell Willkingly
  13. I fratelli del vampiro – Ibrahim S. Amin
  14. Picabo Swayne – A. Gatti e M. Salvi
  15. La regina di castel Vulpombra – Brian Jacques
  16. Mattimeo – Brian Jacques
  17. Le perle di Lutra – Brian Jacques
  18. Martino il guerriero – Brian Jacques
  19. Il mistero dei libri perduti – Miriam Mastrovito
  20. Il segreto di Grace College – Krystyna Kuhn
  21. Abbraccio immortale – Cate Tiernan
  22. Diecipercento e la gran signora dei tonti – A. Di Martino
  23. Il sole dentro – Loredana Baridon
  24. Orgoglio, pregiudizio e zombie – J. Austen e  S. Grahme-Smith
  25. Tanit. La bambina nera – Lara Manni
  26. Wölfelìn – Angelo Caimi
  27. Warszawa – Fabio Elia
  28. Il libro segreto di Dante – Francesco Fioretti
  29. Nessun dove – Neil Gaiman
  30. Il cimitero delle lapidi ed altre storie nere – Neil Gaiman
  31. Le gazze ladre – Ken Follet
  32. I pilastri della terra – Ken Follet
  33. Mondo senza fine – Ken Follet
  34. Notte buia, niente stelle – Stephen King
  35. A volte ritornano – Stephen King
  36. IT – Sthephen King
  37. The Doom – Stephen King
  38. La consulente – Jeffery Deaver
  39. Requiem per una pornostar – Jeffery Deaver
  40. L’apocalisse secondo Marie – Patrick Graham
  41. ………………

Se vi va, una volta stilata la vostra lista, incollatela nei commenti così la sbircio anche io ^_^

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Internet ci rende schiavi…o siam bravi a schiavizzarci da soli?

Poco fa stavo sfogliando una rivista che magari conoscete: si chiama “Leggere:tutti”. Inizio a girare le pagine e, come un po’ per tutte le riviste, la prima cosa su cui mi soffermo è l’editoriale; qui, mi trovo ad affrontare un discorso che io e il mio amico Cervello avevamo già affrontato insieme, anche se non in maniera così approfondita: riappropriarci del nostro presente e rendere migliori le nostre giornate.

Potremmo iniziare con lo spegnere il cellulare in alcune fasce orarie, quando abbiamo necessità di stare con noi stessi o con persone care e non vogliamo farci distrarre dagli stacanovisti del chiacchiericcio telefonico. E non fermiamoci qui, facciamo un uso corretto della televisione, ma anche di internet, dei link, dei social network, dello shopping online, delle chat, dei messenger, della posta elettronica. Non permettiamo che le nuove tecnologie profittino delle nostre debolezze. Emancipiamoci dalla schiavitù. Difendiamoci dalla quantità enorme di mail spazzatura, dagli spioni informatici, dagli invisibili saccheggiatori dei nostri pensieri e della nostra privacy. Non facciamoci intrappolare dal turbinio di byte e gigabyte, non diventiamo pedine di un gioco fdi scacchi dei motori di ricerca e dei social media, che si contendono territori non più inviolabili per insediare e loro start-up.
[…] E nessuno ci consideri asociali perchè vogliamo difenderci dall’ammucchiata planetaria e rimettere un po’ di distanza tra noi e il resto del pianeta virtuale, da quel mondo diventato villaggio globale.

Queste poche righe mi hanno aperto gli occhi, più di quanto non abbia fatto il discorso fra me e il sopracitato amico. Allora stop, un attimo: televisione è ok, non ne faccio un largo uso; ma internet e affiliati? Beh, sì. Anche perchè praticamente ci lavoro.
Però, da un po’ di tempo a questa parte, ho imparato a dire “basta”, a staccarmi da internet per fare altre cose: leggere, in primis (e da quando ho messo equilibrio tra il tempo dedicato al mondo di internet e il tempo dedicato ai libri, mi sento un’altra persona!), e poi scrivere, graficare (che mi rasserena come poche altre cose), stirare senza impilare montagne di vestiti alte come l’Everest, fare qualche torta in più, uscire a fare quattro passi tutti i giorni (che sia per fare un po’ di spesa o per il semplice gusto di vedere il mini-mondo concentrato nella mia città)….
Che magari tutte queste cose sono cavolate, per qualcuno di voi; ma per me, da quando sono riuscita a “darmi un contegno”, sono il giusto antidoto alle giornate no. Certo, quelle ci sono e ci saranno lo stesso, non è che il mondo cambia perchè si sta meno su internet! Però…però mi sento migliore.
Ma nonostante questo, credo di avere ancora molta strada da fare.

Ormai il computer è una specie di appendice del mio corpo, ed è un qualcosa di cui non posso fare a meno; non è così solo perchè io ne sento il bisogno, ma perchè ormai, nella società moderna, il computer è utile per qualunque cosa!

Per non parlare “dell’indispensabilità” internet poi…ad esempio, compri una scatola di acciughe e leggi: vai su http://www.acciughilandia.pesce e scopri com’è nata, cresciuta, morta e risorta l’acciuga che stai mangiando!
Oppure compri una macchina e ti dicono di registrarti al sito http://www.brumbrum.auto per ricevere periodicamente degli sconti per la manutenzione della tua automobile…e tu che fai, non ti registri? Quando si sente la parola sconto, regalo, gratis, ecc ecc. siamo tutti lì, pronti ad arraffare l’arraffabile. Comprensibile, ok; ma è anche questo che, col passare del tempo, ha contribuito ad alimentare la nostra dipendenza da interne. Sono solo esempi sciocchi, si potrebbero dire migliaia di cose!

Tuttavia, ammetto anche che internet ha i suoi vantaggi: ad esempio ho scoperto delle ricette niente male! Scherzi a parte, puoi trovarci di tutto: dai moduli che ti servono per una qualsiasi operazione all’offerta più vantaggiosa sull’acquisto di libri, vestiti e quant’altro; dai siti di informazione alle notizie su come creare una bomba fatta in casa (ok, cancellate l’ultima affermazione).
In sintesi, internet è un pozzo senza fondo di notizie, informazioni, ca****e, ispirazioni, immagini, ecc.

Solo che, ormai, lo vedo come una medicina: può causare effetti indesiderati, tenere fuori dalla portata dei bambini. Prima dell’uso leggere il foglio illustrativo. In caso di sovradosaggio, consultare un medico.
Siamo parecchio intossicati: purtroppo o per fortuna? Dipende dai punti di vista, certo. Ma diminuire un po’ il dosaggio non sarà poi così traumatico/drammatico, no?

Noi che non siamo nativi-digitali concediamoci, nella nostra quotidianità, un po’ di spazio per liberare la nostra mente dalle tossine che rischiano di avvelenarla.
Svaghiamoci, recuperiamo il nostro umore migliore facendoci incantare dalla natura (un’occasione per guardare dentro noi stessi) con una passeggiata al Valentino, al Parco della Favorita o a Villa Borghese: partendo dal laghetto e andando, oltre il Pincio, fino a Trinità dei Monti, da dove si possono “ammirare tre quarti di Roma, mentre di fronte, dall’altro lato della città, s’innalza maestosamente la cupola di S. Pietro” [Stendhal, Passeggiate romane, Garzanti]
Coloro che vivono altrove rispetto a questi luoghi ne conoscono altri ugualmente belli e altri ancora ne potranno scoprire percorrendo e osservando la propria città in un tranquillo trekking urbano, contenti di non essere rimasti imprigionati nel web.

Ora chiedo a voi…che ne pensate?
Dite la vostra!

Vecchi scritti: “Fantasie”

h. 5.20: la città è ancora buia, i bambini sono ancora nei loro lettini e sognano.
Chiudo la porta di casa e mi avvio verso la stazione. Mi volto spesso, perché sento dei rumori; probabilmente saranno solo dei gatti che fanno baruffa per un topino morto da spartirsi.
Trascino il mio bagaglio, quasi ridacchiando tra me e me per il caos che provoco a quest’ora del mattino. Mentre mi avventuro, mi sovviene vivido il ricordo dell’ultima volta che andai in stazione: trovai una forbice, sulla panca sulla quale mi sedetti. Mi inquietò notevolmente. Pensai che improvvisamente, come nei nostri peggiori incubi, quel corpo di gelido metallo avrebbe preso vita e mi avrebbe fatta a pezzettini; poi venivo trovata più tardi, in atroci condizioni, con la forbice pulita come quando ero arrivata, ferma nella posizione in cui l’avevo trovata.
Cancello da me queste fantasie, mentre un brivido gelido mi percorre la spina dorsale. Continuo a camminare con passo lesto, guardandomi spesso le spalle.
Nel tragitto casa/stazione percorro una stradina seminascosta, alla metà della quale c’è una fontana sulla destra e un piccolo parco giochi sulla sinistra.
Mi immagino seduta sull’altalena, tranquilla, quando improvvisamente un vento gelido si alza. Mi guardo intorno spaesata ed atterrita, e nella semioscurità un’ombra, che si fa vicina.
Il cappuccio calato sugli occhi mi impedisce di scorgere i lineamenti del viso dello strano viandante.
Ho un attimo di panico, pensando si tratti di qualche drogato che frequenta d’abitudine questi luoghi.
Eppure non mi pare.
Poi un piccolo, agghiacciante dettaglio mi blocca respiro e circolazione: dalla manica lunga e nera vedo spuntare dei coltelli, come lunghi e affilati artigli.
Inizio a tremare, incapace sia di gridare che di muovermi, mentre il mio aguzzino si fa sempre più vicino.
Tento di alzarmi, ma le gambe mi cedono; e cado in avanti, dando un colpo all’altalena, che inizia a dondolare. Piano.
Il mio aggressore dall’aura feroce è ormai innanzi a me ed io, pietrificata, alzo una mano. Come se una povera, indifesa mano mi proteggesse da ogni cosa, e…
-Signorina, si sente bene?-
Sbatto più volte le ciglia. Sono accovacciata per terra e un’anziana signora mi guarda con aria preoccupata.
-Io…s-sì, grazie-. Mi rialzo, stordita.
Prendo il mio bagaglio e mi dirigo verso la stazione.
Butto un occhio al parchetto.
L’altalena ancora dondola, piano.