Spazio emergenti: l’acquisto, le impressioni, le aspettative

Al Salone Internazionale del Libro di Torino, ho avuto modo di guardarmi in giro con occhi diversi e, diciamo, più consapevoli: se una volta (leggi: anni fa) non avevo idea di cosa si provasse ad essere uno scrittore emergente e, anzi, non avevo neanche idea che esistesse questa “categoria”, ora so cosa si prova e so quanti sacrifici bisogna fare. Così, i miei acquisti sono stati solo due, entrambi di autori emergenti: “Doroteo, il limone senza neo” di Federica Arfé e “LIAM” di Pierandrea Ranicchi.

Quante volte avete tagliato un limone in due e lo avete premuto, senza chiedervi cosa provasse?
Se siete stati spesso insensibili, magari persino crudeli, nei confronti dei nostri amici agrumi, con questo libro avete la possibilità di riscattarvi.
In un battilimone, volerete verso un’Amalfi bagnata da un sole più che gentile, dove la storia di Doroteo si tingerà delle sfumature assolate della costiera, seducendo con linguaggi esotici e personaggi godibili, per la vista e per il palato.
Un libro da sorbire con gusto, al ritmo serrato di una fiaba coinvolgente.

La quarta di copertina ha avuto su di me un effetto rinfrescante (come bere una limonata 😉 ) nonché ammaliante; inoltre l’autrice era presente allo stand e dopo averci scambiato quattro chiacchiere e aver scattato qualche foto (che non pubblicherò, data la mia orribiltà), ho deciso di acquistare il suo romanzo.

La trama.
Doroteo Mac Color è un giovanissimo limone pieno di belle speranze, ma con un unico neo: è senza nei.
A differenza degli altri limoni, vanta una buccia chiarissima e perfetta: niente a che vedere con quella nerboruta e scura dei suoi co-limoni. A casa nessuno sembra badare al suo disagio.
La mamma Apollonia vive in maniera malinconica la sua maternità, e il papà Soleandro non è in grado di capire i problemi che affliggono moglie e figlio.
Sullo sfondo dei più famosi brani di John Lemon e degli Yellow Floyd, tutto un cesto di limoni variopinti agroaddolcirà le pagine del romanzo: Caramella, limonessa amalfitano-brasiliana-irlandese, troverà le parole giuste per ammorbidire figlio, nuora e nipote; un limone saggio ma un po’ immaturo, Ciccio, dovrà accettare i suoi limiti per risanare l’amicizia con Soleandro; un agrume in sovrappeso, Augusto, potrà finalmente svelare al mondo la sua passione culinaria e Gerry, tassista romanesco appassionato di musica e motori, conoscerà l’amore nel breve lasso di un terzo di stagione.
Riusciranno il piccolo Mac Color e i suoi giallastri amici a trovare una via luminosa per la serenità, in questo caos di fronde e condimenti che chiamiamo vita?
E riuscirai tu, lettore, a smettere i panni dell’umano e acalarti nella buccia dei protagonisti, per rivedere con leggerezza e ironia un po’ di te stesso?

L’impressione che ho avuto è che questo romanzo, ironico e a tratti (probabilmente) comico, voglia utilizzare proprio ironia e sarcasmo per raccontar qualcosa di vero, qualcosa che accade un po’ nella vita di tutti i giornio in tante famiglie; mi aspetto quindi sì divertimento, ma anche di poter fare tante riflessioni una volta concluso. Vedremo!



Un romanzo denso, forte, che odora di giustizia e nel quale pure la violenza appare come un mezzo per raggiungere qualcosa: quel qualcosa che Liam, il protagonista, non fa morire anche se, nel suo paradosso interno, teme fino alla paura di cedere al suo fiore del male.
LIAM, un delirio dell’esistenza che conduce al battesimo della rinascita.

Sarò onesta: la quarta di copertina mi è piaciuta, ma non mi ha presa come per il precedente romanzo; a catturarmi è stata la copertina un po’, come dire….oscura, ecco. Altre cose che mi hanno certamente convinta a comprare questo romanzo, son stati la gentilezza e l’entusiasmo dimostrati dalla signora Anna Capurso, che con un grande sorriso e molta allegria, ha perso ben 40 minuti con me, a chiacchierare dei romanzi che pubblica e delle mie passioni. E anche dell’editoria non a pagamento (200 punti a suo favore 😀 ). Un comportamento, insomma, che ho apprezzato perchè da persona umile e senza pretese, cosa rara e preziosa, ai nostri tempi.
Prima di esprimere le mie aspettative, vi lascio…

La trama.
Liam ha 28 anni ed è fortemente intransigente nei confronti della società.
Isabel è la sua giovane donna che, immolandosi in un simbolico suicidio per amore, fugge a Firenze dove troverà un’amica e una potente dolcezza che le farà partorire splendide fiabe.
Caravaggio è un gatto molto amato e malato di epilessia. Ci penserà Vittorio, genio della galenica, che esplorerà il suo talento fino a scoprire un preparato a base di marijuana per curare defi nitivamente l’amico a quattro zampe.
Lavinia e Sayd sono due fratelli disposti a seguire Liam incondizionatamente.
Un romanzo denso, forte, che odora di giustizia e dove pure la violenza appare come un mezzo per raggiungere qualcosa: quel qualcosa che il giovane Liam non farà mai morire, anche se – nel suo paradosso interno – teme, fino alla paura di cedere al suo fiore del male.
Una storia in cui trovare un senso anche in una vita al limite di se stessi per abbracciare poi rinascita e libertà: questo è LIAM.

Da questo romanzo un po’ tenebroso mi aspetto grandi riflessioni; si beh, io son fatta così: un libro, per poter dire che mi sia piaciuto, deve lasciarmi in silenzio almeno 5 minuti dopo averlo concluso. Dopodiché, deve lasciarmi qualcosa a cui pensare, anche che siano cavolate; ma deve farmi pensare a lui, ai suoi personaggi e alla sua storia. Inoltre, un buon libro (sempre per me) deve farmi viaggiare.

Vi aggiornerò quando li avrò letti!

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