1…2…3…ZAZIE!

Buon pomeriggio a tutti quanti!

Il titolo a questo post sembra un incantesimo, ma in realtà è un modo simpatico per introdurre un altrettanto simpatico social network: per noi libridinosi infatti, è nato Zazie, “il social network che ti permette di creare la tua libreria virtuale, commentare e condividire con altri le recensioni ai libri veri che hai”. Credo sia nato già da un po’, ma se come me non ne eravate a conoscenza, continuate a leggere e vediamo di scoprire qualcosina di più!

Zazie è, appunto, un social network in cui i protagonisti sono i libri e la nostra passione per gli stessi; sinceramente, mi piace molto più di Anobii: lo trovo molto più “solare”, simpatico e accattivante.

Mi sono iscritta ieri e vi racconto quel poco che ho capito 🙂
Per ogni libro che aggiungete alla vostra libreria, avete la possibilità di esprimervi con due “mood” (che io chiamerei anche etichette), ovvero semplici faccine colorate che esprimono se il libro da voi letto fa dormire, è per innamorati, da consigliare, è da brividi, stupefacente, ecc.; Senza titolo-1i mood sono utili agli utenti che ancora non hanno letto i libri della vostra libreria, per capire quando e in che stato d’animo prendere in mano un testo piuttosto che un altro. In più, con altre due immaginette chiamate CDQ (Come-Dove-Quando), potrete dire se secondo voi quel libro è più adatto da leggere in state, autunno, inverno, di notte, di giorno, sul tram, al lavoro, al mare, in bagno, ecc. Naturalmente, per ogni libro è possibile scrivere una recensione, aggiungere delle note personali (ovvero che -credo- restano come promemoria per voi) e indicare se è in lettura, se l’avete abbandonato, finito, se è da consultazione, non l’avete ancora iniziato o se lo volete .

Ultima cosina: i badge! Non saprei tradurvi letteralmente che cosa sono i badge su questa piattaforma, però mi sto divertendo a collezionarli! 😛 ne ho ricevuto uno perchè mi sono iscritta, uno per aver deciso di seguire la mia prima persona, uno per aver aggiunto 10 mood ed un altro per averne aggiunti 30. Sono come dei gagliardetti, delle etichettine colorate che vi premiano; ripeto, non conosco ancora che funzione abbiano, ma mi diverte davvero troppo cercare di ottenerne!

Penso di aver finito 🙂 devo ammettere che l’idea che sia possibile organizzare i libri in base alle sensazioni che questi suscitano mi piace molto, anche se naturalmente tutto è soggettivo. Tuttavia, sono state l’originalità e la grafica accattivante a rapirmi subito: anobii, per esempio, non mi piaceva molto; e goodreads, tutto in inglese, mi dava un gran nervoso. Che io abbia trovato la mia dimensione? Magari sì 😛 spero che sarà anche la vostra (dimensione, intendo): venite a scoprire un social network  pratico e assolutamente da frequentare.

Che dire? Mi auguo di aver suscitato un po’ di curiosità in voi! Nel caso in cui decideste di iscrivervi, mi raccomando: io sono ladytomby …seguitemi!!

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Correva un libroso venerdì

Eccomi qui con l’appuntamento del venerdì! Inizio col ricordarvi le “Istruzioni per l’uso” 😉

Prendendo spunto da una bellissima idea nata sul gruppo di Romanticamente Fantasy (gruppo | blog), ogni venerdì scriverò una citazione tratta dal libro che sto leggendo: potrà essere contenuta nelle pagine che ho già letto, magari una frase o un dialogo che mi hanno colpita; oppure posso aprire il libro e prendere la prima frase che mi capita a tiro, scegliendola senza criterio alcuno.
Dopodiché la pubblicherò nel post includendo, fra parentesi, titolo del libro e autore.
A questo punto, entrate in gioco voi! Scrivete la vostra citazione, scegliendola come spiegato sopra! Non importa la lunghezza, purché sia tratta dal libro che state leggendo e non da qualcuno letto in passato!
Ricordatevi di includere anche voi titolo e autore: in questo modo potreste invogliare altre persone a leggere il libro che avete fra le mani!

Dunque, io purtroppo procedo a rilento con la lettura del romanzo, quindi la citazione che prenderò questa settimana verrà dallo stesso libro di settimana scorsa (causa, appunto, la mia enorme lentezza nel leggere in questo periodo).
Aspetto le vostre citazioni!

«É davvero sera?», domandò a Khan, perplesso.
«É sera per me», rispose Khan pensieroso.
«In che senso?» Artyom non riusciva a capire.
«Vedi, Artyom, è chiaro che tu vieni da una stazione in cui l’orologio funziona; tutti lo osservate con riverenza e controllate l’ora prima sul vostro orologio da polso e poi la paragonate a quella indicata dai numeri rossi sopra l’entrata della galelria. Secondo la tua concezione, il tempo è lo stesso per tutti, proprio come la luce. Beh, qui è il contrario, perchè nessuno si fa i fatti degli altri. Nessuno è obbligato ad assicurarsi che vi sia luce per tutti. Vai a parlare con chiunque abiti qui e vedrai che la tua idea gli sembrerà assurda. Chi ha bisogno della luce, la deve portare con sé. Ed è lo stesso anche con il tempo: chi ha bisogno di sapere che ore sono, chi teme il caos, deve portare con sé il tempo. Qui tutti ne tengono traccia, ma secondo le loro stime personali che sono sempre diverse; ovviamente hanno tutti ragione, ognuno crede che il proprio calcolo sia quello corretto e fa dipendere la propria vita da quei ritmi. Per me adesso è sera, per te è mattino…e allora? […]»
[Metro 2033 – Dmitry Glukhovsky]

La miglior cura contro la depressione si chiama…libro!

Mi trovo ad affrontare un periodo non propriamente felice, per problemi personali con cui non sto ad annoiarvi. Non mi permetto di dire che sono depressa, perchè la depressione vera è ben altra cosa, lo so. Però mi concedo un depressa fra virgolette: “depressa”.
Così, per far fronte a questi giorni poco felici (per esser gentili), mi sono recata in liberia con il mio compagno di scorribande libresche (conosciuto anche come il mio fidanzato) e ho passato un bel po’ di tempo a gironzolare tra i libri; alla fine, tra quello che lui mi aveva già regalato e quelli che ho voluto (e mi ha comprato ♥ ), posso dire che tra le mie new entry ci sono i seguenti romanzi:

      

Ora, cos’è che volevo dire? Ah sì: nella vita di ognuno di noi (e nella mia senza ombra di dubbio!), un libro fa la differenza, eccome! Se sei triste, ti tirerà su di morale; se cerchi conforto tra le sue pagine, lo troverai; se vuoi andartene altrove, ci andrai; se vuoi sentire sentimenti veri, li sentirai.
I libri, di qualunque genere, autore, forma, colore e dimensione sono la gioia del suo possessore: ognuno ha i suoi gusti, è naturale, ed è proprio per questo che ogni persona si circonderà dei libri a lei maggiormente affini, creando un mondo libroso suo soltanto.

E poi, ditemi che la magia non esiste……..

“Fino all’ultima lacrima di sangue” – I capitolo

In linea di massima, questo vorrebbe essere il primo capitolo del mio primo romanzo…

La grande e nera struttura si stagliava contro il cielo altrettanto nero, o forse era solo la notte a far sembrare tutto così particolarmente cupo.
Sam Cartwright si fermò sul marciapiede dalla parte opposta del manicomio Saint Angels di Faustville, come era solito fare ogni sera, tornando dal lavoro. Non sapeva perché, ma ormai era come un rituale: percorreva il tragitto sul lato opposto del manicomio, si fermava sempre nello stesso punto preciso e osservava attentamente le mura decadenti di quella struttura ottocentesca.
Quella sera, forse per la totale assenza di luce, anche di quella della luna, il Saint Angels gli sembrava più oscuro ma anche, in un certo senso, vivo.
Così si trovò a studiare minuziosamente i mattoncini anneriti dal tempo e dallo smog, il profilo alto e lugubre che si stagliava fiero nell’ombra. Fu come attratto da una forza invisibile e così, quasi senza accorgersene, si ritrovò sul marciapiede vicino al Saint Angels. Lo osservava attentamente, come fosse la prima volta che lo notasse: il portone di legno antico pieno di buchi provocati dai tarli, i primi due piani senza nessuna finestra o pertugio, il tetto spiovente dal quale ogni tanto crollava una tegola e i comignoli anneriti dal fumo che per anni vi era fuoriuscito ora erano un rifugio per uccelli. Alcune delle finestre sprangate avevano il vetro dietro rotto, notò. D’improvviso, mentre con gli occhi correva veloce da sinistra a destra su tutte le finestre, che iniziavano dal terzo piano e arrivavano fino all’ultimo, gli parve di cogliere una leggera luce tremolante nell’ala ovest; ma fu probabilmente uno scherzo giocatogli dalla stanchezza perché quando ricontrollò attentamente non vide più nulla. Il suo sguardo si spostò allora sul giardino che circondava il manicomio: l’erba era corta e curata e questo era opera del vecchio Paul, il giardiniere che da moltissimi anni ormai accudiva il prato circostante l’edificio, tagliando l’erba almeno una volta al mese. Ma la sua attenzione non era rivolta a quell’erba così ben curata, bensì al salice che cresceva all’angolo tra la costruzione centrale e l’ala est, il quale faceva ricadere le sue belle e folte fronde sul laghetto artificiale in cui ormai le uniche anime vive erano rane e piccoli pesci. Sam lo studiava attentamente, stranito: si guardò intorno e stette in ascolto, allungando un po’ il collo fuori dalla sciarpa di lana che la sua dolce Anne gli aveva regalato il Natale precedente. Scosse la testa e si fece pensieroso: no, non c’era vento, aveva sentito bene. Allora perché le fronde del salice ondeggiavano dolcemente, facendo sì che quelle più lunghe toccassero e increspassero l’acqua?
Si riscosse per un attimo da una specie di torpore e notò di aver fatto un ulteriore passo verso il Saint Angels. Non era un comportamento che potesse controllare, semplicemente nel suo inconscio c’era qualcosa che lo spingeva sempre più vicino, quella sera.
Un gattaccio di strada lo fece spaventare a morte, uscendo da un pertugio nel portone principale, creato probabilmente da qualche teppistello che voleva lasciare la sua traccia su quell’antico edificio, il più antico di Faustville. Il gatto, noncurante, gli passò vicino e quando lui lo guardò negli occhi, questo rizzò il pelo, soffiò e scappò veloce dall’altra parte della strada, sparendo dentro ad un cespuglio.
«Maledetto gatto, chissà che gli è preso!» disse a mezza voce Sam, massaggiandosi il cuore come se ciò lo aiutasse realmente a riprendersi dallo spavento.
Mentre malediceva il gatto e cercava di riscuotersi sentì una leggera folata di vento accarezzargli la nuca, come se una mano invisibile si fosse infilata nella sua sciarpa per farlo rabbrividire; beh, anche se l’idea della mano invisibile era un po’ fantasiosa, di fatto rabbrividì lo stesso. Stava pensando di riprendere il tragitto verso casa, ma sentiva le gambe pesanti, quasi cementate nel prato del Saint Angels. Subito sentì uno scricchiolio, come di una vecchia porta che si stesse schiudendo; e dato che l’unica porta nei paraggi era quella di ingresso, il suo sguardo ricadde proprio lì, appena in tempo per vedere una nera manina sparire al suo interno. Gli si gelò il sangue nelle vene e, incredulo, sgranò gli occhi.
Il silenzio lì intorno si era fatto assordante, solo il suo cuore batteva così forte nel suo petto da lasciar udire il rimbombo nella notte. Nessun gatto in vista, nessuna persona che passasse. E lo strano vento, si era acquietato.
Sam iniziò a sentire un brivido molto simile a quello della paura. Poi però si riscosse, pensando che l’autosuggestione lo avesse sempre un po’ intimorito e che anche questa volta ci era cascato come un pollo. Fece per tornare sui suoi passi, ma prima diede un’ultima occhiata al portone, là dove quella manina nera era scomparsa poco prima: non c’era assolutamente nulla. Si tranquillizzò, pensando che, dopotutto, poteva essere anche un piccolo uccellino notturno che vedendo l’apertura, si era intrufolato; e lui, voltando di scatto la testa, aveva visto solo ciò che voleva vedere e non ciò che realmente era. Annuì, risoluto, pensando che doveva proprio essere andata così.
«Stupido vecchio!» si disse.
Mentre stava per riprendere a camminare verso casa, sentì uno schiocco provenire da dentro il Saint Angels; e questa volta, ne era certo, non era stata la sua fantasia.
Lo schiocco fu quasi immediatamente seguito da una sottile risatina isterica, che congelò definitivamente il sangue nelle vene del povero Sam.
Mosso da qualche stupido istinto (sperava non dalla curiosità!) si avvicinò piano al portone: probabilmente qualche giovane del posto si divertiva a giocargli degli scherzi; ma non appena l’avesse acciuffato, glieli avrebbe fatti vedere lui i suoi scherzi!
Così avvicinò l’occhio all’apertura della porta e scrutò l’interno dell’edificio: la hall del Saint Angels era, come ci si poteva aspettare, polverosa e decadente. Intravide una scrivania centrale e vide un piccolo movimento su di essa: aguzzando la vista, notò che un topolino si stava facendo un giretto. Distolse lo sguardo e guardò prima a destra, dove una grande lastra di marmo riportava i nomi dei vecchi benefattori del manicomio, poi a sinistra, dove vide l’inizio di un corridoio. Mentre osservava quel cunicolo buio che sembrava richiamarlo a sé per inghiottirlo nella sua oscurità, uno squittio forte provenne dal lato destro, dove i suoi occhi balenarono rapidamente: lì, in terra, il piccolo topo che prima trottava felice sulla scrivania piena di polvere e ragnatele, giaceva aperto in due.
Sam divenne bianco come un cencio, ma non riuscì a distogliere lo sguardo da quel corpicino dilaniato. Colse un movimento rapido alla sua sinistra e di nuovo i suoi occhi si mossero rapidamente in quella direzione. Ciò che stava osservando era un occhio, un occhio azzurro ghiaccio ed iniettato di sangue. Le urla gli morirono in gola mentre l’occhio lo guardava beffardo e una sudicia mano lo prese per la giacca, trascinandolo dentro.

 

Lo so che la storia sembra trita e ritrita….ma ho in mente uno svolgimento che vi sconvolgerà, con un “personaggio” che si è visto solo in un film di Argento… 😀
Dunque, che ne dite?

Qui il pdf, per chi fosse più comodo! Fino all’ultima lacrima di sangue – I capitolo

Ho 4 romanzi splendidi, di di di….

…tutti in fila per 3, per 3, per 3! Ah no, quelle erano le “tante noci di cocco”. Peccato.
Dunque, sfogliando “Il Libraio” mi sono imbattuta in 4 romanzi che hanno completamente catturato il mio interesse di piccola lettrice incallita.
Senza trastullarmi, passo subito a condividere con voi le mie scoperte.


[pag. 30 di “Il Libraio”]


Ecco, questo romanzo mi ha decisamente lasciata con un sacco di curiosità: chi è Eeva? Chi è Anna? Cos’è successo nel passato? Uffff….sembra interessante, niente vampiriluccicosicoccolosieschifosi in giro (spero)…e quindi che fare? Aspettare la versione economica per acquistarlo. Ah sì, perchè forse non lo sapete, ma io sono una fan delle versioni economiche: il contenuto resta lo stesso e il portafoglio piange meno. Il che è fondamentale!


[pag. 32 di “Il Libraio”]


…lui aveva già catturato la mia attenzione quando una mia compagna di squadra me ne aveva parlato. Poi esattamente sabato scorso, mi ci sono imbattuta mentre vagavo senza meta in libreria; così l’ho preso tra le mani, l’ho sfogliato, leggiucchiato, ribaltato…e l’ho lasciato lì. Tempi duri per il portafogli, ma sicuramente un libro che mi piacerebbe leggere e che trovo assolutamente originale. Siccome evitare la delusione è la cosa più importante dopo il portafogli, spero che non mi deluderà (se qualcuno lo ha già letto, mi scriva pure il suo parere…sono curiosa!)

[pag.38 di “Il Libraio”]


LUI!!!! Ebbene sì, se avessi una lista dei desideri (riguardante i libri) lui balzerebbe subito al primo posto, scavalcando qualunquissima cosa ci sia già. Potrei eleggerlo a mio libro preferito senza leggerlo…mm, no ok, non esageriamo 🙂


[pag. 38 di “Il Libraio”]


Ecco, sì, dunque: questo l’ho lasciato per ultimo sia per mantenere lo stesso ordine dato su “Il Libraio”, sia perchè in un’ipotetica wishlist non avrebbe una posizione di rilievo (però ne avrebbe una!)
Non saprei che pensare: temo possa essere come “Il libro segreto di Dante” che dalla trama mi acchiappava un sacco, ma poi mi ha lasciato decisamente con l’amaro in bocca (per chi di voi l’avesse letto e non fosse d’accordo, beh…parliamone! Questo è solo il mio modesto parere!)
Quindi se lo becco in libreria, una sfogliata gliela darò; poi valuto.


E voi, cosa mi consigliate? Avete una specie di wishlist? E se sì, quali libri occupano le prime 5 posizioni? La mia è in continua evoluzione purtroppo…troppi libri, troppa voglia di leggerli tutti e troppe altre cose da fare!
Aspetto commenti!

Ps: mi scuso se le immagini si leggono male, ho fatto del mio meglio ma non è bastato; ad ogni modo se andate su “Il Libraio” potrete leggere e sfogliare gratuitamente la rivista e i 4 romanzi che ho pubblicato qui!

Dici donna, dici libro. O forse non era questo il detto.

L’8 marzo è la nostra festa, mie care signore: saremo coccolate, usciremo a cena con le amiche e forse andremo a qualche festa appositamente organizzata; riceveremo la mimosa e magari qualche cioccolatino. Io spererei in un libro, veramente.

Però, non dimentichiamo che la festa della donna non è questo, anche se tutti sanno quanto amiamo essere al centro dell’attenzione per un giorno. Cito letteralmente parte di un articolo che ho scritto per la rivista di MonteCovello.

Soffermiamoci, anche solo per qualche minuto a ricordare le 129 donne della ditta Cotton di New York, arse vive dal fuoco appiccato volontariamente dal padrone dell’azienda stessa, per il semplice motivo che esse nei giorni precedenti avevano scioperato e protestato contro le condizioni insostenibili in cui erano costrette a lavorare. Detto questo, sembra logico sostenere che col passare degli anni (era il 1908 quando avvenne la tragedia e le celebrazioni per commemorare le vittime iniziarono negli anni immediatamente successivi) si è perso il vero valore della “festa della donna”. Non credo, con queste poche parole, che renderemo giustizia agli innumerevoli anni in cui, via via, ci si è sempre più concentrati sull’aspetto “commerciale” dell’8 marzo; ma spero, grazie anche a tutte le persone che leggeranno queste righe, di aver riportato alla memoria quanto sia realmente speciale questa festa.

Finita la mia digressione storica quantomeno doverosa, parliamo di qualcosa che purtroppo riguarda “l’aspetto commerciale” di questa festa, ma è qualcosa di piacevole e il cui suono della parola stessa mi pare sempre più dolce del cioccolato (anche se il cioccolato me lo mangio più volentieri): libri.

Dunque dunquino (è spaventoso notare come questa storpiatura dell’italiano sia entrata così velocemente nel Lucrezionario —> Dizionario di Lucrezia), iniziamo dai libri un po’ più noiosetti, ma solo per il semplice fatto di essere storici; e so bene che la storia annoia molti.

[quella fornita in questo post è una piccola selezione fatta da me, ma sono sicura che in giro ci saranno molti altri libri altrettanto validi ed interessanti!]

Nel 1949 esce “Il secondo sesso” che fece, allo stesso tempo, successo e scandalo. Con veemenza da polemista di razza, de Beauvoir passa in rassegna i ruoli attribuiti dal pensiero maschile alla donna e i relativi attributi. In questo saggio l’autrice si esprime in un linguaggio nuovo, parla di controllo delle nascite e di aborto, sfida i cultori del bel sesso con “le ovaie e la matrice”. Affronta temi il tema della sessualità, il lesbismo, la prostituzione, l’educazione religiosa e la maternità, indicando alle donne la via per l’indipendenza e l’emancipazione. Provocando il pubblico conservatore, de Beauvoir cerca riconoscimento personale e solidarietà collettiva, e li avrà: l’opera, di respiro universale, è diventata una tra le fondamentali del Novecento.

Dall’inizio del secolo, la data dell’8 marzo segna una ricorrenza ad altissimo valore simbolico che negli ultimi anni, anche se banalizzata dai media e a volte ridotta a rito consumistico, resta un’occasione di ampia mobilitazione e di trasmissione di memoria tra le generazioni. Il volume, accompagnato da un DVD che presenta immagini storiche e interviste a protagoniste della politica italiana degli ultimi 50 anni, ripercorre la storia della ricorrenza, svelando alcuni misteri sulla sua origine e le varie modificazioni di senso subite nel tempo. Se ne attualizza così la valenza politica: l’8 marzo ha un passato glorioso e un futuro che toccherà alle donne più giovani scrivere.

L’otto marzo, Giornata internazionale delle donne e data simbolo delle lotte femminili, ha ormai un secolo di storia alle spalle e, a partire soprattutto dal secondo dopoguerra, è divenuto un appuntamento fisso per migliaia di italiane. Attraverso i rituali e le forme espressive e creative che ne hanno accompagnato le celebrazioni nel corso del tempo è possibile richiamare temi e parole d’ordine, cogliere il loro diversificarsi negli anni, nei luoghi, nelle generazioni e descrivere il mutamento di priorità e rilevanza che ha interessato contenuti, discorsi e rivendicazioni. Al di là della vaghezza che ancora avvolge la storia delle sue origini – e che si cerca qui di chiarire e interpretare – scopriamo così che la forma di ritualità pubblica che ha fortemente contribuito a strutturare i caratteri profondi della cultura nazionale e, al suo interno, a segnare le linee normative dei rapporti tra i generi.

Il volume racconta il periodo risorgimentale visto “dalla parte delle donne”. Una galleria di personaggi femminili che, in modi diversi, hanno contribuito a scrivere pagine di quel lungo, faticoso, controverso periodo che portò all’unità d’Italia. Emergono figure straordinarie che hanno saputo trasformare il loro tranquillo quotidiano in lotta, mettendo in pericolo le loro esistenze e i loro affetti per un futuro che non poteva offrire certezze. Accanto a nomi noti, come quelli di Anita Garibaldi e di Cristina di Belgioioso, l’autrice porta in scena il mondo femminile delle umili combattenti, le eroine delle Cinque Giornate di Milano, nonché le donne che seppero curare i feriti nelle organizzazioni ospedaliere spesso affidate al volontariato femminile. Offre uno spazio ampio al ruolo delle giornaliste straniere che raccontarono con i loro articoli le vicende delle lotte risorgimentali, come Margareth Fuller e Jessie White Mario. Penetra nei versi delle poetesse risorgimentali, come la grande improvvisatrice Giannina Milli o l’appassionata Giulia Molino Colombini, per raccontarne il valore nella costruzione di un ideale patriottico sempre più saldo e sicuro. Si inserisce nel mondo dei salotti: in una società come quella ottocentesca che affidava alla donna sostanzialmente i ruoli di moglie e di madre, questi momenti di incontro rappresentarono una essenziale forma di aggregazione sociale e culturale che cambiò nel corso del secolo.

Ed ora, passiamo a letture un po’ più piacevoli! Innazi tutto, vi segnalo i libri scontati alla Mondadori poprio per la festa della donna!

Una casa da condividere con la persona amata, un caldo nido d’amore: è questo il sogno di Juliet. E finalmente lei e il suo fidanzato Simon riescono a realizzarlo. Ma proprio durante la prima notte nel loro nuovo appartamento, Juliet scopre che lui l’ha tradita con la sua migliore amica. Il suo cuore è infranto e la realtà è troppo dura da affrontare. Sola e disperata, Juliet trova conforto soltanto nel ricordo dell’amata nonna Violet, morta un anno prima, e nei suoi manuali anni Cinquanta per la casalinga perfetta. E mentre il passato riaffiora con i suoi torbidi segreti, sarà proprio in questo dolce mondo fatto di grembiuli, pentole, nastri, pizzi e ricami che Juliet ritroverà se stessa, e forse, chissà, anche un nuovo amore.

Cassie ha appena lasciato il marito, dopo aver scoperto la terribile verità su un matrimonio che pensava perfetto. Sa che il momento di voltare pagina e ricominciare. Allora, quale migliore aiuto di quello che possono offrirle le sue preziose amiche d’infanzia? Kelly, Anouk e Suzy, brillanti, alla moda e vitali, sono pronte a ospitarla e a farle vivere l’atmosfera glamour della grande mela, la passione e la seduzione della Ville Lumière e la frenesia londinese. In un viaggio alla scoperta di una se stessa che non conosceva, Cassie vivrà le esperienze più diverse: lavorerà con acclamati stilisti newyorkesi e parigini, poserà per un quotato fotografo, prenderà lezioni di cucina da un famoso chef e organizzerà matrimoni. Ad attenderla, al suo arrivo in ogni città, c’è una strana lista di cose da fare. Qualcuno che conosce da tanto tempo la compila per lei. Qualcuno che le fa trovare una sorpresa speciale sotto il grande albero di Natale nello scintillante negozio di Tiffany. Qualcuno che le regala dei semi di fiori, ogni volta diversi, da piantare e far crescere, come in un romantico messaggio cifrato. Il destino ha in serbo per lei la tanto attesa scatolina blu? E se un giorno il passato lasciato alle spalle dovesse all’improvviso tornare?

Quale ragazza non sogna, una volta nella vita, di ricevere in dono un gioiello di Tiffany? A New York, sulla Fifth Avenue, il giorno della vigilia di Natale due uomini stanno comprando un regalo per la donna di cui sono innamorati. Gary, che aveva quasi dimenticato il regalo per la sua fidanzata Rachel, sta acquistando per lei un braccialetto portafortuna. Ethan invece sta cercando qualcosa di speciale: un anello di fidanzamento per Vanessa, uno splendido solitario col quale si inginocchierà davanti a lei e le farà una romantica proposta di matrimonio. Ma quando per sbaglio, all’uscita dal negozio, i due regali vengono scambiati, Rachel si ritroverà al dito l’anello destinato a Vanessa. E per Ethan riportarlo alla donna per la quale lo ha scelto non sarà affatto semplice. Soprattutto se il destino ha altre idee a riguardo…

May Smith, una giovane donna inglese, nell’aprile 1912 s’imbarca in terza classe sul Titanic, insieme alla figlia Ellen e al marito Joe per inseguire il sogno americano. In prima classe viaggia Celeste Parkes: in America la aspettano il marito Grover, ricco uomo d’affari, e il figlio Roddy. La notte del 15 aprile il Titanic entra in collisione con un iceberg: Celeste viene subito trasferita su una scialuppa di salvataggio mentre May e la sua famiglia, come tutti i viaggiatori di terza classe, sembrano essere condannati a morte. A loro resta solo una chance: tuffarsi nelle acque gelide sperando di salvarsi. May, ormai allo stremo delle forze, viene tratta in salvo proprio dalla scialuppa di Celeste e, mentre cerca disperatamente marito e figlia, ecco che un uomo, riemerso dalle onde, le consegna una bambina. Tutti, compresa May, sono convinti si tratti di Ellen. Solo alle prime luci dell’alba, poco prima dell’arrivo dei soccorsi, May scopre che quella non è la sua bambina, ma non trova il coraggio di dire la verità. Celeste decide di prendersi cura di May e della piccola e da quel momento in poi le vite delle due donne si legano in maniera indissolubile. Insieme combatteranno i pregiudizi dell’epoca e le convenzioni sociali, si confronteranno con il peso delle bugie e dei segreti, sempre l’una accanto all’altra, fin quando la verità a lungo nascosta non farà un ingresso a sorpresa nelle loro vite.

Vivere una vita felice non è complicato. Basta seguire delle regole precise. Per esempio: mai mollare un uomo solo perché ha mangiato l’ultimo orsetto gommoso della confezione. Mai trasferirsi in un rudere fatiscente per ”ritrovare se stessi”: si rischia solo di diventare lo zimbello altrui e di coprirsi di ridicolo davanti a tutti. E soprattutto, non innamorarsi di un uomo che ha due figlie, un attaccamento morboso alla defunta moglie – una donna perfetta che nessuna compagna potrà mai rimpiazzare – e una madre che ti tratta come se fossi la domestica e pensa che la tua unica funzione sia quella di pulire e tenere in ordine la casa. Maggie passa da una disavventura all’altra, perde il lavoro a Dublino, rinuncia alle sue Jimmy Choo per calzare orribili stivali da lavoro e si rifugia nella sonnolenta cittadina di Glacken. Ma è una donna testarda, non si arrende ed è anzi pronta a tutto pur di conquistare la gioia e la serenità che merita. Una vita perfetta e un amore da sogno sono lì ad aspettarla.

Durante una calda estate greca, alla fine degli anni Novanta, si intrecciano le vite di quattro personaggi stravaganti e solitari, mossi dal desiderio di cambiare le proprie esistenze. Lia è una ragazza affetta da un misterioso virus che la sta consumando e vive reclusa in un ospedale di Atene, circondato da alberi di arance. Il suo unico contatto con il mondo esterno è il fratello Sid, schivo e poco socievole. Il suo peggior nemico, invece, è Sotiris, un infermiere che non perde occasione per maltrattarla, al punto da spingerla a tramare una vendetta. C’è poi Nina, una ragazzina ribelle, che sogna di fuggire dal villaggio di pescatori dove trascorre l’estate, un luogo in cui il tempo sembra non passare mai. Sarà proprio qui che la vedrà per la prima volta Sotiris, fatalmente attratto dalla sua bellezza. Le loro quattro strade, all’apparenza così distanti, potrebbero non incontrarsi mai. Eppure, al di là delle loro piccole manie, delle loro fragili volontà, qualcosa li accomuna e li lega: un insopprimibile bisogno d’amore. Ersi Sotiropoulos, pluripremiata scrittrice greca, firma un indimenticabile romanzo dal gusto dolceamaro, commovente e intenso.

Mimoun Driouch è un padre-padrone che non conosce altro linguaggio se non la violenza. Come impongono le tradizioni del Marocco, suo Paese d’origine, si è creato presto una famiglia, ma poi, geloso e possessivo, ha trasformato la vita della moglie e dei figli in un inferno: li ha traditi e umiliati, è emigrato in Catalogna abbandonandoli per anni, per poi tornare a ossessionarli con i propri sospetti e le proprie fobie. Ma cosa lo ha reso così autoritario e dispotico? Il suo passato e il ruolo che si è trovato a rivestire nella società patriarcale di origine possono forse giustificare la rabbia e la follia? A chiederselo è la giovane figlia prediletta, che, ormai diventata donna, decide di ripercorrere la storia di Mimoun per cercare di venire a patti con l’ingombrante figura paterna. Ha inizio così un racconto che, alternando episodi brutali a momenti di grande tenerezza, affronta con coraggio e un pizzico di ironia ogni aspetto di un rapporto difficile che ha profondamente segnato le vite dei protagonisti.

Vienna nel XVIII secolo è una delle città più affascinanti e ricche d’Europa. Maria Antonietta, la giovane arciduchessa d’Austria, è cresciuta qui, assieme a fratelli e sorelle, nel lusso più sfrenato e nella magnifica opulenza della corte imperiale. La sua è una vita fatta di balli, ricevimenti, feste; i suoi amici sono nobili e re, i suoi parenti decidono i destini di interi popoli. Ma quella esistenza idilliaca è solo una menzogna, l’immagine di felicità e perfezione che la circonda non è che un vuoto inganno. Sua madre, la terribile imperatrice Maria Teresa, è pronta a sacrificare persino i figli pur di soddisfare la sua sconfinata ambizione. E ben presto, per la giovane principessa, il tempo delle scintillanti serate di gala e dei magnifici banchetti finisce: le logiche del potere la obbligano a sposare un ragazzo goffo e scontroso, il futuro Luigi XVI, e a partire per la Francia. E la strada per diventare regina è lunga e disseminata di pericoli: nessuno è al suo fianco per aiutarla ad affrontare gli intrighi e le gelosie di corte, i nemici interni ed esterni, la rivoluzione. Maria Antonietta è sola, e ha un compito troppo grande per lei. Il ritratto vero e appassionato di una donna che è diventata una leggenda nera, che ha suscitato odio e invidia, e ha contribuito a cambiare il corso della Storia.

Quando ci si avvicina alla quarantina, si sa, la spensieratezza dei vent’anni è ormai solo un ricordo lontano. Se ne sono accorti anche i coniugi Sam e Laura Diamond, che ultimamente hanno scoperto di avere desideri piuttosto contrastanti: lei vorrebbe un terzo figlio, lui preferirebbe una vasectomia. Le cose non vanno meglio alla loro amica ex figlia dei fiori Janey Dart, che è diventata un avvocato in carriera e si è dovuta rassegnare a un matrimonio riparatore. E poi c’è Jonathan Sleet, cuoco di successo, che non riesce a smettere di correre dietro alle gonnelle: un vizio che sua moglie Hannah conosce bene, così bene che si è trovata anche lei le sue distrazioni. Per celebrare il suo quarantesimo compleanno, Jonathan ha deciso di riunire tutti gli amici e di portarli in vacanza per una settimana. Una rimpatriata che, dopo dieci lunghi anni, si preannuncia memorabile. Soprattutto perché nel loro passato c’è un segreto che adesso minaccia di esplodere fragorosamente…

Le donne sono come farfalle che un giorno, nonostante tutto, spiccheranno il volo. Alcune tacciono e accettano quel che la società impone loro, come la madre di Nadia, la protagonista del romanzo, o come Aisha, che tace e obbedisce ai fratelli, ma alla fine si suicida. Nadia invece non tace, non vuole tacere. Figlia di un kuwaitiano e di una siriana, per un breve periodo sembra subire anche lei la volontà altrui, ma sarà per poco. La famiglia la obbliga a sposarsi con un uomo molto più vecchio, un kuwaitiano con un matrimonio alle spalle e dei figli a carico, che le rovina i giorni migliori della vita. Ma Nadia non vuole soccombere al dolore e alle sofferenze, anzi, vuole liberarsene. Alla morte del vecchio eredita le sue ricchezze e riprende possesso della sua vita. Si iscrive all’università e conosce il professor Gawad, sposato con un’americana che continua a vivere negli Stati Uniti. Lui la corteggia, ma Nadia rifiuta di avere una relazione segreta…

Dopo aver visto ciò che propone Mondadori, aggiungo qualche libro e poi passo a cosa io riceverei volentieri (eventuali corteggiatori leggete attentamente!)

Che cos’è Donguan? Una città, verrebbe da rispondere, se il termine non si applicasse solo per difetto a un enorme agglomerato di fabbriche, collegate da una rete di tangenziali che non contemplano il passaggio, o anche solo la presenza, di pedoni. Ma perché a Donguan arrivano ogni giorno, dalle sterminate campagne di tutto il paese, migliaia di ragazze? Qui la risposta è più semplice: intanto perché le braccia delle giovani donne sono le più ambite, nel mercato del lavoro cinese, e poi perché una ragazza, in un posto come Donguan, può realizzare il suo sogno, l’unico apparentemente concesso, in Cina, oggi: fare carriera. Certo le condizioni di partenza sono durissime: turni massacranti, paghe minime, il tempo che avanza al lavoro reinvestito nell’apprendimento coattivo di quei rudimenti di inglese senza il quale una carriera non può avere inizio. E come alternativa, una bella serata fra colleghe al karaoke aziendale. Ma le ragazze di Donguan – e in particolare le quattro che Leslie T. Chang, in questo suo reportage, ha seguito per anni sono disposte ad accettare tutto: un nomadismo incessante; relazioni personali fuggevoli, ma irrinunciabili; e una vita interamente costruita intorno al possesso di un unico bene primario, il cellulare. Sembra l’anticipazione di un incubo futuribile, ed è invece solo una scheggia di un presente parallelo al nostro, e molto più vicino di quanto vorremmo sperare.

Nonostante una vita avventurosa e piena come un romanzo, la comandante Mika è realmente esistita. Elsa Osorio ne ricostruisce la vita intrecciando al racconto le testimonianze di chi l’ha conosciuta direttamente, le sue lettere e i suoi scritti. Nasce così il ritratto straordinario dell’unica donna che ha comandato un manipolo di uomini durante la guerra civile spagnola. Osorio racconta la comandante Mika a partire dall’adolescenza in Argentina, nel fermento della Buenos Aires degli anni Venti, per poi passare agli anni di Parigi, nella cerchia intellettuale trotskista e quindi alla Berlino degli anni Trenta. Mika e il marito, l’amatissimo Hippo, si trasferiranno poi in Spagna, dove arrivano proprio pochi giorni prima del golpe nazionalista e dove non possono non sposare la causa repubblicana.

Ed infine, ecco cosa piacerebbe a me, anche se non si parla di donne. Cliccate sulle immagini per andare alle trame.

Ed eccoci giunti alla conclusione: faccio taaaaaaanti auguroni a tutte le donnicciuole, sicura che non dimenticheranno la vera storia di questa festa, prima di godersela. E poi….divertiteviiiiiiii 😉

Sperando di non avervi annoiato, vi saluto e aspetto i vostri commenti!